Carrà, Baudo: La normalità straordinaria della diva “casalinga”

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“La forza di Raffaella era la normalità” dice Pippo Baudo intervistato a Repubblica. «Era una donna normale che è riuscita a diventare una primadonna grazie a una forza di volontà eccezionale, un desiderio di farcela che non l’ha mai fatta fermare davanti alle difficoltà. Non sapevo che fosse malata, la notizia è stata un colpo al cuore».

Pippo Baudo ricorda di quando si sono conosciuti: «Una vita fa. Eravamo due provinciali sbarcati a Roma: io da Catania lei, da Bellaria. Era determinatissima». «Era una donna speciale, che in tv ha fatto tutto, ha avuto coraggio e ha anche rischiato. Diciamo la verità: quale donna avrebbe avuto il coraggio di fare coppia con Mina? Era bellissima, cantava da Dio, era più alta di venti centimetri… Invece Raffaella fece Milleluci. Senza sfigurare. Anzi».

Il segreto del successo? «Lo studio. Non lasciava niente al caso, era una perfezionista. Con una caratteristica in più, fondamentale: la normalità. Una normalità straordinaria, ma le donne si riconoscevano in lei. Quando le ragazze la guardavano in tv pensavano che avrebbero potute essere anche loro le nuove Carrà». Però non era una creatura irraggiungibile, era una “diva casalinga”, nel senso che era la diva della porta accanto anche se ha fatto cose pazzesche: era una soubrette completa. E ha sempre cantato, ha fatto le tournée in America Latina, ha avuto un successo pazzesco in Spagna. Non potrò mai dimenticarlo: ero a Madrid, vedo un manifesto, Raffaella Carrà a Plaza de Toros. Compro il biglietto, si esibiva lei da sola con il suo gruppo: c’erano ad applaudirla trentamila persone. Una cosa incredibile, un amore come per nessun’altra italiana».

Non c’è un’erede di Raffaella Carrà? «Ma per carità, viviamo in una mediocrità totale». 

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