Basta selfie. Riscoprire l’identità. Facciamo il Museo di Milano e della Lombardia

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di Pier Luigi Crola – Leggevo un interessante articolo su un Museo della Catalogna, un importante polo culturale costruito sul finire dell’Ottocento in uno dei magazzini del porto antico. Anche i Ladini ne hanno più di uno e sono solo 35.000 parlanti.

Tutto questo ci suggerisce un fatto molto importante: la via per l’indipendenza, o almeno inizialmente per l’autonomia, passa, contrariamente a quanto si pensi, non dal fattore economico, ma da quello culturale, che ci fa scoprire l’identità.

Se poi parliamo di un popolo, quello lombardo, ma non solo, che a differenza di Catalani, Baschi e Ladini, non ha nemmeno una lingua che lo unisce, ma una serie di lingue locali, divise come le tribù celtiche, la necessità di partire da una omogeneità culturale, in una società etnicamente globalizzata, dominata da mass media, televisioni in testa, che propagandano esclusivamente o quasi manifestazioni culturali relative a popoli e culture al di sotto del Po, è quanto mai impellente.

Molti ci snobbano perché non ci conoscono, non ci capiscono, perché non parlano la nostra lingua e spesso non hanno la nostra mentalità e comunanza di valori perché non sono stati educati ad essi, specialmente in un periodo, dove alle antiche migrazioni dal meridione, si stanno aggiungendo massicce migrazioni di altre culture, spesso chiuse tra loro.

E la chiusura può essere causata o da un pregiudizio di superiorità della cultura di origine o da una ignoranza della cultura del territorio in cui questi neo migranti vivono. Senza parlare dei bambini, i cui genitori, anche quelli autoctoni, spesso non conoscono nemmeno protagonisti che dovrebbero essere insegnati a scuola, come Carlo Cattaneo o Carlo Porta.

Persino quelli che dovrebbero insegnare le nostre matrici culturali spesso non lo fanno non per cattiva volontà, ma per ignoranza: la maggior parte degli insegnanti viene dal meridione e anche i pochi docenti padani non sono in grado di comunicare le nostre radici perché non ne hanno gli strumenti.

Siamo a pochi mesi dalle prossime elezioni comunali. E allora perché non proporre ai futuri candidati, tutti, senza guardare né il partito né la provenienza etnica, di inserire nel proprio programma un Museo di Milano e della Lombardia? Strutturato in maniera diacronica e sincronica: diacronica nel senso di un percorso cronologico degli avvenimenti, dai primi abitanti fino ai giorni nostri, toccando le varie popolazioni e dominazioni (Celti, Romani, Longobardi, per arrivare agli Austriaci, Francesi e Italiani) e sincronico, nel senso di mostrare i principali fatti culturali e linguistici, nonché i protagonisti che in quel periodo si sono succeduti; il tutto spiegato con manufatti e testimonianze scritte, pannelli e video interattivi.

Se davvero amiamo la nostra terra, è giunto il momento di dimostrarlo.

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