25 aprile, “Io sono ucraino,” sono con chi lotta per la propria patria

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di Roberto Paolino – Il 4 febbraio di 77 anni fa Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Josif Stalin si incontrarono in Crimea, nel Palazzo di Livadija che era stato la residenza estiva di Nicola II a Yalta, città sul Mar Nero quasi interamente distrutta dalla guerra.

Pochi mesi dopo la Germania nazista avrebbe perso la Seconda guerra mondiale: a Yalta i capi politici dei tre principali paesi alleati (Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica) presero nel giro di una settimana alcune importanti decisioni sul proseguimento del conflitto, sul futuro della Germania, della Polonia, e sulla creazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Questa spartizione, perché di ciò si trattava, decise la storia del mondo degli anni successivi, da questa conferenza nacque ad esempio  la divisione in paesi occidentali e orientali, per meglio dire Unione sovietica, e Paesi occidentali atlantici.


Nel 1961 venne costruito il muro di Berlino che rimase in piedi e funzionante fino a dicembre 1989. Fu edificato per sancire una netta divisione di Berlino, in est e ovest cioè la parte sotto l’influenza Sovietica, e la parte sotto l’influenza Americana.


Il 1989 doveva sancire, e queste erano le aspettative, la costruzione di un mondo nuovo, ma è sotto gli occhi di tutti che ciò non è mai avvenuto. Anzi, la storia personale di Putin dimostra che purtroppo troppe volte il passato ritorna.
Nato nel 1952, l’ex agente segreto sovietico, dopo la caduta del muro di Berlino, ha fatto velocemente carriera diventando prima premier, e poi presidente della Federazione Russa. Al quarto mandato, è uno dei politici più potenti e controversi al mondo, a febbraio 2022 ha dato il via all’invasione in Ucraina. La discussione è aperta, in merito alle intenzioni dello zar c’è chi lo paragona ad Hitler, e chi lo difende. Insomma, resta la divisione culturale tra Occidente e Oriente, e le influenze che tale ideologia ha generato negli Stati Europei, Italia compresa.


Domani è il 25 aprile, data importante per tutti noi perché rappresenta la caduta nel nazi fascismo, anno dopo anno tale ricorrenza è drammaticamente attuale, e vissuta in tempo reale  in quanto la storia sembra non cambiare mai; forse fa parte del bagaglio umano fare guerra, uccidere, distruggere.


Si mette in discussione la resistenza Ucraina proprio da chi è il testimonial più autorevole del 25 aprile, facendo venire a galla le solite posizioni oblique e soprattutto ideologiche, in quanto il richiamo dell’Unione sovietica è ancora grande, i comunisti locali la chiamavano la Patria Russa, e per molti anni furono allineati alle posizioni del regime comunista.
L’unica cosa certa è che non abbiamo imparato nulla dai nostri errori e dagli orrori generati.
Io sono convintamente, e non potrebbe essere diversamente essendo federalista, dalla parte di chi combatte per la libertà ed indipendenza delle propria Patria.


Ich bin ein Berline disse John F. Kennedy. Tradotta in italiano la frase significa «Io sono un berlinese». Io oggi molto umilmente dico in onore di chi lotta per la libertà e indipendenza “io sono Ucraino” Ed è il mio modo di onorare il 25 aprile, e di chi prese, allora, la stessa decisione di tanti ucraini oggi. Lottare per la libertà.

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