Valentano, Caporetto della legalità. Con la politica incapace che gli gira al largo

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di Roberto Gremmo – Mentre a Kabul la più arrogante e prepotente potenza mondiale perdeva la faccia con il suo “otto settembre” del tutti a casa e della fuga ingloriosa, lo Stato italiano registrava la sua misera Caporetto della legalità vicino al laghetto di Mezzano, nell’assolata prateria di Valentano.

Mentre milioni di italiani sono costretti a mascherine, distanze e scoccianti quanti inutili lasciapassare, per una settimana lo Stato italiano ha permesso che migliaia di sans papier e culturalmente e socialmente incontrollabili, se ne fregassero bellamente di green pass, di vaccini e di covid, facendo quel che volevano (il peggio che gli garbava) in un territorio free dove la legalità e’ stata bandita.

In questa terra di mezzo del non-Stato per una lunga settimana la peggior trasgressione ha avuto campo libero e le forze dell’ordine hanno dovuto, per sciagurate direttive minimizzanti, stare impotenti a guardare. Non per caso, sulla tendopoli degli assatanati tarantolati di Valentano sventolava beffardamente la bandiera della Bretagna, simbolo bandito nella Francia centralista e forse proprio per questo usata dai demenziali incontrollati come emblema di un mondo senza regole, almeno per chi se le vuol fare da solo.

Nei palazzi romani nessuno, per più giorni, pare essersi accorto della gravità di questa arbitraria sospensione di regole, imposte invece a pacifici cittadini, tenuti sotto stretto controllo, museruola d’ufficio ed obbligati alla schedatura sanitaria, pena la morte civile.

Anche il capitanissimo sempre pronto a vantarsi di voler difendere i sacri confini della Patria ci ha messo del tempo a capire la gravità di lasciare campo libero a questa massa di creativi dell’estasi etilica e dei paradisi artificiali e, sempre presente in telecronaca diretta un po’ qui è un po’ la’ nel Viterbese non si e’ fatto vedere lasciando il povero sindaci del paesino assediato a sbrogliarsela da solo.

Ed accettando che i sacri confini, almeno per una settimana, finissero su bordi del laghetto di Mezzano. Dove si respira aria di morte. In un Italia da sempre col cuore tenero per il mito del giovanilismo non sono mancati gli apologeti della “cultura alternativa” che su “Repubblica” di oggi esaltano come “spazio di libertà” questo raduno da bolgia infernale. Vedono in questo ritorno falsamente libertario la fenice rinata dalle fiamme dove dal famigerato Parco Lambro in poi un’intera generazione si e’ bruciata il domani.

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