Vaccini, brevetti o non brevetti? La Lega si slega?

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di Fulvio Curioni – Il Parlamento europeo ha votato un emendamento per chiedere alla Commissione europea il rilascio dei brevetti sui vaccini anti-covid, cosi’ da velocizzarne la produzione e distribuzione. Tra i voti favorevoli quelli degli eurodeputati della Lega. Ma sbaglio o gli esponenti del partito di Salvini non avevano scritto scrivono ai vertici dell’Unione per chiedere l’esatto opposto, cioè tutelare la proprietà intellettuale?

I manager delle 13 società farmaceutiche che sono scattate nella miracolosa ricerca di un vaccino anti covid in questo periodo sono passati all’incasso grazie alla crescita dei titoli delle loro società. Hanno semplicemente venduto sul mercato le azioni che erano state loro assegnate nell’ambito dei loro piani di remunerazione. Il Wall Street Journal, analizza grazie ai dati della società di ricerca Kaleidoscope, come, nell’anno passato abbiano venduto circa 496 milioni di dollari di azioni; manager e dirigenti delle stesse 13 società censite l’anno prima si erano fermate a vendite per 132 milioni. Un salto di azioni da 4,7 a 8,5 milioni. Ma tornando ai fatti di casa nostra, occorre segnalare quel doppio binario leghista per quanto attiene la campagna vaccinale, poichè se in pubblico il partito di Salvini si batte per rendere il vaccino accessibile a tutti, astenendosi nell’ultimo consiglio dei ministri sul DL Covid, dall’altra non è chiara la linea politica.

Esiste una lettera inviata il 24 febbraio scorso a Stella Kyriakides, commissaria europea per la salute con prima firmataria Gianna Gancia, eurodeputata leghista e moglie del senatore del Carroccio Calderoli, insieme ad altri due colleghi leghisti, Matteo Adinolfi e Lucia Vuolo, ove chiedono alla commissione europea di opporsi con fermezza ad una richiesta che pochi giorni dopo sarebbe stata discussa davanti all’organizzazione mondiale del commercio (Wto), l’organismo all’interno del quale si decidono le regole del mercato globale.

Si trattava della proposta avanzata dall’India e dal Sud Africa ed appoggiata da circa altri cento paesi per sospendere temporaneamente le regole sui brevetti dei vaccini contro il covid. In questo modo, le ricette dei medicinali sarebbero rese liberamente disponibili a chiunque avesse capacità di produrli nel mondo, accelerando la produzione e distribuzione delle dosi su scala mondiale. Una prospettiva contrastata dalle società che hanno creato gli antidoti anti covid e che vedrebbero cosi’ ridotti i loro profitti. Non dimenticando anche come la ricerca in questo campo venne in buona parte finanziata con soldi pubblici.

Nella lettera inviata alla commissione europea, gli eurodeputati definiscono la richiesta di non rilasciare i brevetti dei vaccini “cieca e ideologica”. Pochi giorni dopo, la proposta sarà bloccata dal Wto, con il parere contrario di tutte le grandi potenze mondiali. Nelle sedi ufficiali, l’atteggiamento dei salviniani è cambiato totalmente. Il 12 marzo scorso infatti, con 294 voti favorevoli tra i quali anche i tre europarlamentari leghisti Gancia, Adinolfi e Vuolo, il parlamento europeo ha approvato l’emendamento di The Left al “rapporto sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche”, con cui si chiede che l’Unione tratti i vaccini contro il covid come un bene comune, garantito per tutti, superando le barriere e le restrizioni derivanti da brevetti e da diritti di proprietà intellettuale per assicurare produzione e distribuzione di massa.

Ma gli stessi eurodeputati non avevano due settimane prima chiesto all’esecutivo Ue di muoversi in senso completamente opposto dal loro consenso di voto parlamentare?

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