Un’alleanza contro il potere che annulla le identità. Questa volta la Chiesa c’ha visto giusto

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di Giuseppe Olivieri – “… occorre costituire un’Alleanza Antiglobalista internazionale, che raccolga tutti coloro che vogliono opporsi alla dittatura, che non hanno intenzione di diventare schiavi di un potere senza volto, che non sono disposti a cancellare la propria identità, la propria individualità, la propria fede religiosa. Se l’attacco è globale, globale dev’essere anche la difesa”. Così Monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, il 16 novembre scorso si era espresso attraverso un accorato appello. 

Senza scomodare il globo intero, sarebbe già importante acquisire consapevolezza in merito a ciò che sta accadendo vicino a noi e porre quindi in essere un’alleanza per scardinare quel potere che, prima di essere espressione di un’ormai tangibile entità globalista, è innanzitutto spasmodicamente centralista e quindi lontano dal mondo quotidiano di molti cittadini. 

Le premesse alla situazione che il sistema Italia sta vivendo in questo momento risalgono ai tempi in cui la scuola ha abdicato al suo ruolo di formare uomini e donne, come entità consapevoli del loro ruolo sociale e responsabili nel mondo professionale ed istituzionale, limitandosi ad attribuire competenze tecniche e svolgendo la funzione di diplomificio.  

Il risultato nel tempo di questa deficienza formativa si manifesta, da un lato, in una classe politica inconsapevole del proprio ruolo educante e governante, dall’altro, nell’apatia, nella sottomissione, nell’incapacità di critica da parte dei cittadini di fronte all’assenza totale di logica nella gestione della Res publica. 

Un sistema politico e massmediatico espropriato di una voce critica, le gravi lacune comunicative durante l’emergenza Covid, il depauperamento della sanità pubblica nell’ultimo decennio, un sistema fiscale irriformabile, le tariffe sui consumi in costante ascesa, un inverno demografico disconosciuto, un mercato del lavoro orientato alla creazione di nuovi schiavi, sono solo alcuni degli elementi che dovrebbero suscitare una reazione d’orgoglio in qualsiasi popolo, tranne in quello che non abbia coscienza di sé e sia stato indotto a privarsi delle proprie facoltà razionali per ossequiare burocrati con sembianze di rappresentanti istituzionali. 

Risvegliare gli animi assopiti risulta quindi un’impresa ardua in considerazione non solo di una debole capacità di reazione da parte di chi considera il proprio ruolo di sostenitore dello stato come dovuto ed immutante, ma anche delle sempre più ampie sacche di parassitismo e assistenzialismo che alimentano un sistema malato e dal quale esse stesse originano.  

Questa però è la vera sfida che attende in questo nuovo anno coloro che sono davvero intenzionati a smuovere dalla rassegnazione chi sembra aver abdicato alle proprie facoltà razionali: eletti ed elettori.  

La riappropriazione dello spirito critico e del senso della logica dopo essere stati privati delle basi per poterli utilizzare sembra impresa ardua da compiere, soprattutto in un’era in cui osservare la realtà per quella che è sembra essere diventato un atto rivoluzionario. Da qui però occorre ripartire: dall’osservazione delle contraddizioni in cui ognuno di noi è coinvolto. 

Solo allora le adunate potranno avere successo: si avrà chiaro che il “Grande Reset”, da taluni evocato come un’imposizione globalista, dovrà essere la chiave per una ripartenza dal basso finalizzata ad una ricostruzione di un’istituzione che esalti le differenze individuali valorizzandole, che impedisca qualsiasi tipo di massificazione, che identifichi il localismo con un’accezione tale da considerarlo elemento fondamentale per  poi rivolgere l’attenzione verso orizzonti universali. Dall’individuo in relazione con il mondo che lo circonda. Dalla persona che diventa cittadino. Da ciò che fino ieri erano prerogative essenziali e oggi sembrano diventati beni da barattare: la libertà, il lavoro, la dignità, l’autodeterminazione, la storia di ognuno e di tutti, l’identità quella vera, quella legata all’intrinseco valore di ogni essere vivente e della storia del creato che lo circonda.  

Esistono aneliti che intendono “smascherare un potere che ci vuole schiavi”. Ci sono baluardi di resistenza. Si percepiscono come reali. Sono dispersi. Che si ritrovino! Ritroviamoci! Torniamo a casa. Solo da lì potremo aspirare a ripartire e a ricostruire, dando un senso importante a questo nuovo anno. 

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