Trump, non sono Nixon, non lascio prima

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Fino all’ultimo istante possibile. Donald Trump non sembra avere la minima intenzione di lasciare la Casa Bianca prima del 20 gennaio, giorno del giuramento e dell’insediamento di Joe Biden. L’ipotesi di una partenza verso la sua Mar-a-Lago il giorno prima le cerimonie dell’Inauguration Day sembra tramontata. Mentre monta la rabbia del presidente uscente per un possibile impeachment che rischia di frantumare i sogni di una ricandidatura alle presidenziali e le ambizioni politiche per il futuro suo e della sua famiglia.

E’ furiosa la reazione di Trump contro chi in queste ore rievoca la storia di Richard Nixon, dimessosi dall’incarico nel 1974 dopo essere stato travolto dallo scandalo del Watergate. Dimissioni decise proprio per evitare il processo di impeachment nell’aula del Senato. “Non sono Nixon, non mi dimetto”, andrebbe ripetendo in queste ore, fulminando chiunque tra i suoi consiglieri prenda in considerazione uno scenario del genere.

La convinzione di The Donald e’ che il vicepresidente Mike Pence (che nelle ultime ore ha chiamato Kamala Harris tendendole la mano in vista dell’insediamento) subentrandogli non gli concederebbe mai la grazia. Quella grazia che invece Trump starebbe meditando di concedere a se’ stesso in maniera preventiva. Si parla del 19 gennaio, con una lunga lista sulla scrivania dello Studio Ovale in cui oltre al suo nome potrebbero comparire anche i nomi dei figli Donald Junior, Eric, Ivanka, o ancora quello del fedele amico, alleato ed avvocato personale Rudolph Giuliani.

Una raffica di provvedimenti per scongiurare a chi ne beneficera’ di essere travolto nei prossimi mesi dalle diverse inchieste portate avanti dalle autorita’ federali. Resta poi un mistero su come avverra’ l’uscita di scena di Trump. Diversi gli scenari trapelati nelle ultime settimane: dallo spettacolare show di The Donald che lascia la Casa Bianca sorvolando per l’ultima volta Washington a bordo dell’elicottero presidenziale mentre Biden giura, all’ennesimo maxi comizio in Florida per annunciare davanti ai suoi sostenitori la corsa per le presidenziali del 2024, a dispetto del rischio di impeachment.

Mentre cresce l’allarme per nuove possibili manifestazioni e proteste dei suoi supporter in tutto il Paese. Una cosa e’ certa. L’imminente addio alla presidenza Trump non ha fermato la mano del boia federale, rimesso in gioco proprio dal presidente uscente che nel luglio scorso ha riesumato la pena di morte federale dopo una moratoria durata 17 anni. Nelle ultime ore e’ stato giustiziato con un’iniezione letale un ex narcotrafficante condannato a morte per il suo coinvolgimento nel 1992 in 10 omicidi. Corey Johnson, 52 anni, afroamericano, e’ stato ucciso nonostante fosse malato di Covid-19. Cosi’ come Dustin Higgs, altro detenuto nel braccio della morte nel penitenziario di Terre Haute in Indiana, che dovrebbe essere giustiziato prima del 20 gennaio.

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