ThyssenKrupp, sentenza di fuoco. Già in semilibertà i due manager tedeschi

Lettura 3 min

Fa discutere e ha sollevato indignazione la svolta giudiziaria che in Germania ha visto Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i due manager tedeschi condannati per il drammatico rogo alla ThyssenKrupp di Torino ottenere già la semilibertà. Era il dicembre 2007 e persero la vita sette operai. I due manager ora potranno lasciare il penitenziari la mattina per andare a lavorare e devono tornare la sera. La notizia è arrivata oggi alla procura generale di Torino.

A quanto si apprende la concessione, la cui notizia è giunta alla procura generale di Torino, è subordinata a tre condizioni: l’assenza di recidiva, l’assenza di pericolo di fuga e assenza di pericolo di reiterazione del reato. 

”Siamo disperate e indignate, non è possibile che ci si dimentichi di sette ragazzi bruciati vivi. Nessuno ci restituirà i nostri ragazzi e l’unica cosa che possiamo avere è un po’ di giustizia terrena”, dice all’Adnkronos, Graziella Rodinò, la mamma di Rosario uno dei sette operai morti nel rogo, annunciando che giovedì 18 giugno saranno davanti al Palagiustizia di Torino e poi andranno a Roma a far sentire la loro voce contro la decisione del magistrato di sorveglianza. ”Per caso oggi tra mamme ci eravamo riunite per discutere degli sviluppi della vicenda e dalla Germania ci è arrivata questa notizia. Ora ci devono ascoltare, il governo deve fare qualcosa, vogliamo giustizia per i nostri ragazzi”, conclude.

Di beffa parla all’Adnkronos anche Antonio Boccuzzi, l’ex operaio della Thyssen sopravvissuto al rogo. ”Sono costernato oltre che senza parole, questa notizia è stata come ricevere uno schiaffo in pieno viso quando non te lo aspetti. Siamo di fronte a una beffa”, dice all’Adnkronos. ”Dopo le dichiarazioni della procura generale di Torino mi ero un po’ rassicurato. Sapere che i due manager tedeschi sarebbero andati in carcere era come mettere un punto fermo, avere in qualche modo giustizia. Ora sono senza parole”.

Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro dichiara che “sono usati due pesi e due misure. In Italia – ricorda – i dirigenti ‘minori’ sono stati arrestati subito dopo la sentenza e hanno scontato un normale regime carcerario, almeno inizialmente. In Germania, i massimi vertici dell’azienda iniziano a pagare per le proprie responsabilità oltre quattro anni dopo la sentenza della Cassazione italiana. E non scontano neanche un normale periodo di detenzione: iniziano subito a usufruire di una sorta di ‘semi-libertà’’.

Photo by Tingey Injury Law Firm 

Servizio Precedente

Bonomi le canta al governo: dove andiamo con 60 mesi per avere i crediti delle imprese?

Prossimo Servizio

L'autonomista valdostano Emile Chanoux fu ucciso dai fascisti. Il libro verità

Ultime notizie su Cronaca