TERAPIE INTENSIVE AL 18%, IN CRESCITA IN 11 REGIONI

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Continua a crescere la pressione dei pazienti Covid sulle strutture sanitarie. A rivelarlo è il monitoraggio di AGENAS, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. In Italia il tasso di occupazione delle terapie intensive è pari al 18% (ampiamente sopra la soglia critica del 10%), in crescita di un punto percentuale rispetto a ieri, mentre in area non critica il tasso è pari al 27% (in crescita sempre di un punto percentuale rispetto a ventiquattro ore prima), a fronte di una soglia critica fissata al 15 per cento. L’occupazione delle terapie intensive, nello specifico, risulta in crescita in 11 regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, in Piemonte, in Puglia, in Sardegna, in Sicilia, in Toscana, in Umbria). In area non critica, invece, il tasso di occupazione risulta in aumento in 13 regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta e Veneto).

Intanto, Pfizer ha annunciato che a marzo sarà pronto il vaccino Covid aggiornato contro Omicron. A Fanpage.it il virologo Fabrizio Pregliasco commenta: “Il meccanismo penso che sarà come quello della vaccinazione antinfluenzale. C’è l’esigenza di approfondire alcune cose, come confermare l’efficacia e la sicurezza su un campione di soggetti. Lo si fa normalmente con la vaccinazione antinfluenzale ogni anno. È necessaria un’integrazione degli studi. La registrazione rimane la stessa ma si fa uno studio di verifica”. “Sicuramente alla fine di questo inverno un bel po’ di noi si sarà sicuramente infettato – aggiunge -. Quindi la quota di soggetti ancora suscettibili nel ‘prossimo giro’ in autunno-inverno sarà minore. Però ritengo si debba immaginare come minimo – salvo brutte eventualità – che ci sia la necessità di un richiamo vaccinale come per l’influenza. Quindi targettandolo ai soggetti a rischio, ai più fragili. Una campagna vaccinale che si rivolga appunto ai soggetti più a rischio ed eventualmente, sulla base della quantità disponibile, magari opzionalmente anche ai più giovani che lo desiderano. Sarebbe proprio come l’influenza, ci vedo lo stesso schema”. Inoltre evidenzia che “mentre c’è ancora una buona efficacia del parametro relativo alla protezione dalla malattia grave, c’è un abbassamento verso il 40 percento contro l’infezione. Alla luce di ciò, in questa fase per ridurre la quota dei soggetti suscettibili hanno deciso di insistere con un’altra dose. In futuro se le cose andranno meglio ci si potrà ‘accontentare’ di questa quota di protezione ridotta. È un fatto più statistico”. 

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