Spionaggio giornalisti, si allarga scandalo Pegasus

Lettura 5 min

 Si sta allargando a macchia d’olio lo scandalo dello spionaggio di giornalisti, attivisti, avvocati e altri professionisti tramite lo spyware Pegasus, prodotto dalla societa’ israeliana di cybersecurity Nso, finito al centro di accuse e oggetto di inchieste in diversi Paesi. Tra questi la Francia, con il via dalla procura di Parigi a una maxi indagine che riguarda una decina di infrazioni – tra cui accesso fraudolento a un sistema informatico e violazione della privacy – ai danni di giornalisti francesi i cui smartphone sono stati infiltrati per conto dello Stato marocchino. L’inchiesta della magistratura francese fa seguito alla denuncia sporta dal sito d’informazione indipendente Mediapart, di cui due giornalisti sono stati spiati, e con una seconda denuncia simile in arrivo da parte del settimanale satirico, Canard enchaine’.

‘L’affaire Pegasus‘ ha provocato indignazione Oltralpe, dopo le rivelazioni sullo spionaggio di giornalisti e dirigenti di testate tra le piu’ prestigiose, quali Le Monde, France 24, Agence France Presse (Afp). Il portavoce del governo, Gabriel Attal, ha definito “estremamente scioccanti” le accuse di spionaggio da parte dei servizi di intelligence marocchini, “fatti che se comprovati sono estremamente gravi”. A nome dell’esecutivo francese, Attal ha sottolineato che “teniamo fortemente alla liberta’ di stampa e al suo rispetto”. Rabat ha gia’ categoricamente negato l’uso di Pegasus per spiare giornalisti, bollando le informazioni come “false”. Oltre a essere fonte di tensioni diplomatiche tra Paesi coinvolti, lo scandalo Pegasus sta alimentando pesanti scambi di accuse politiche in alcune nazioni, a cominciare dall’India. Per il partito di opposizione indiano del Congresso, il governo del premier nazionalista Narendra Modi e’ colpevole di “tradimento e sacrilegio indimenticabile”. Anche il suo rivale politico piu’ importante, Rahul Gandhi, e’ stato selezionato due volte come possibile obiettivo di sorveglianza, ma Nuova Delhi nega ogni coinvolgimento nel data leak, dichiarando che “l’inchiesta dei media internazionali e’ un tentativo di screditare la nostra democrazia e le sue consolidate istituzioni, compiuto da parte di gruppi di potere anti-India”. 

Anche da Bruxelles e’ arrivata una ferma condanna sulla vicenda, che “deve essere verificata, ma se e’ cosi’ e’ completamente inaccettabile. Sarebbe contro qualsiasi regola”, ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. “Tale spionaggio sui media, se voluto, e’ assolutamente inaccettabile perche’ i media devono essere liberi di lavorare in modo indipendente e senza paura nell’Unione europea e nel mondo” ha reagito Christian Wigand, portavoce della Commissione europea, rispondendo a una domanda sull’inchiesta condotta da diverse testate internazionali sull’utilizzo del software Pegasus da parte di alcuni Governi. “Le autorita’ nazionali hanno il dovere di vigilare sui diritti alla privacy e sulla liberta’ dei media”, ha aggiunto il portavoce. Per l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, la conferma delle rivelazioni significherebbe aver superato una “linea rossa”. Per l’alta dirigente Onu, il caso dello spyware Pegasus “conferma l’urgente necessita’ di regolamentare meglio la vendita, il trasferimento e l’uso della tecnologia di sorveglianza e di assicurare una rigorosa supervisione e autorizzazione”.

Stesso appello e’ arrivato da Amnesty International, che ha fornito l’assistenza tecnica dei telefoni cellulari colpiti per identificare le tracce dello spyware. “Qui non parliamo soltanto di qualche Stato canaglia ma di un utilizzo massiccio di uno software spia da parte di almeno una ventina di Paesi” ha deplorato la segretaria generale di Amnesty, Agne’s Callamard. Per l’Ong in prima linea nelle indagini, il caso evidenzia “la complessiva mancanza di regolamentazione grazie alla quale si e’ creato un far west di violazioni dei diritti umani contro attivisti e giornalisti”, chiedendo una immediata moratoria sull’esportazione, la vendita, il trasferimento e l’uso di tecnologia di sorveglianza. Il ‘Pegasus Project’, nato dalla collaborazione tra oltre 80 giornalisti di 17 mezzi d’informazione di 10 Paesi, sotto il coordinamento di ‘Forbidden Stories’, un organismo senza scopo di lucro che ha sede a Parigi, ha rivelato che 50 mila utenze telefoniche divenute pubbliche sono state oggetto di potenziale sorveglianza. Tra i clienti della societa’ israeliana Nso ci sono 11 Stati, ora sotto accusa: Arabia Saudita, Azerbaigian, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Ruanda, Togo e Ungheria.

Servizio Precedente

Francia, col Pass via la mascherina

Prossimo Servizio

GRATTERI: NUOVA PRESCRIZIONE TRAVOLGERA' ENORME NUMERO SENTENZE CONDANNA

Ultime notizie su Cronaca