Sileri e Zaia: Italia come la Francia, Green Pass per accedere a locali. Parametro guida: contare i ricoveri, non i contagi

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 Green pass non nei ristoranti, ma “strumento utile per partecipare a eventi, per riaprire le discoteche, i teatri, per evitare la quarantena”. Così il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri in un colloquio con il Messaggero, precisando che “se mi avessero ascoltato mesi fa, non staremmo a parlare di modello francese, ma di modello italiano imitato dai francesi”. Secondo Sileri, quello che ha deciso Macron sul green pass “è sicuramente una scelta giusta. Dovremmo farlo anche in Italia”, anche perchè “se concedessimo ai locali di aprire per i clienti con il Green pass, vedrà che avremmo la corsa a chi ha tra i 18 e i 40 anni a vaccinarsi”. Sileri è anche convinto che “il sistema dei parametri vada rivisto”.

Ma la voce che fa sentire il cambio di passo tra i governatori che contano è quella di Luca Zaia. La strada francese sul Green pass e’ una scelta che deve essere valutata attentamente e non con superficialita’. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera il governatore del Veneto Luca Zaia. “Bisogna anche tenere conto che noi ora non abbiamo vaccini per tutti – spiega -. Quindi, di fronte ad una costrizione piu’ o meno diretta, dovremmo essere in grado di garantire a tutti la vaccinazione”. E’ necessario comunque, secondo Zaia, che il governo cambi strategia: “Noi utilizziamo le regole di sanita’ pubblica che erano in vigore un anno fa, quando non c’erano i vaccini e il virus mieteva vittime e malati gravi. Sono regole prudenziali, lo capisco, ma ci troviamo in una fase diversa”.

Il governatore si preoccupa “che il Veneto, in virtu’ del fatto che fa piu’ tamponi in assoluto in Italia (437 ogni 100 mila abitanti), non venga penalizzato perche’ fa emergere piu’ contagiati. Ma si tratta nella stragrandissima maggioranza di soggetti asintomatici o paucisintomatici, cioe’ persone che non vanno in ospedale”. Zaia chiede duncque che “si modifichino i parametri che determinano il passaggio da una zona colorata all’altra. Anziche’ considerare il numero dei contagiati, dobbiamo misurare i ricoverati. Quello che conta ora e’ il carico sugli ospedali”.

Per la riapertura delle scuole, il presidente del Veneto e’ contrario “a dividere i ragazzi tra vaccinati e no, come vorrebbe qualcuno. Sarebbe una forma di ghettizzazione inaccettabile. Torneremo in aula con le mascherine e in alcune scuole faremo test di controllo per monitorare la situazione. Pronti ad intervenire con la nostra macchina da guerra ormai collaudatissima”. 

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