Shadow Ban, la nuova arma di censura sui Social per non fare clic ai siti “scomodi”

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di Riccardo Rocchesso – Molti gestori di siti, di testate giornalistiche (tra cui la nostra), di blog ma soprattutto di gruppi su Facebook hanno notato recentemente un calo drastico nei clic provenienti dai Social Network.

Le statistiche degli accessi di un gruppo su Facebook: Sostenitori di Byoblu.

Cos’è successo? Cos’è cambiato rispetto alla settimana prima?

Facebook, come Youtube ed altri social network, ha la possibilità di poter aprire o chiudere il megafono di risonanza di alcuni gruppi e pagine in base a criteri, probabilmente, molto discutibili. Mentre una volta erano gli stessi utenti a poter segnalare, recentemente, sembrerebbero veri e propri riasset manuali, molto pericolosi per la libertà di informazione.

Alcuni gruppi, con contenuti non in linea con le direttive probabilmente, si sono visti cancellare la visibilità verso l’esterno. Gli utenti iscritti, per poter vedere i contenuti all’interno, devono andarci volontariamente e non vedranno più sulla loro bacheca contenuti provenienti da certe pagine “segnalate”, bannate dal sistema.

Nel frattempo, come sicuramente moltissimi di voi avranno potuto notare, altre pagine, molto più vicine al sistema probabilmente, hanno subito una spinta di visibilità molto grande, ma che le ha esposte anche a moltissimi commenti negativi da parte degli utenti a volte.

Sembrerebbe quindi che il social network decidesse a chi dare spazio e chi no, cosa che in molti hanno sempre sospettato, attuando azioni di blocco, come è successo a noi per esempio, censurati subito da Facebook Adwords dopo qualche settimana, a cui abbiamo fatto segnalazione ma non abbiamo mai ricevuto risposta o azioni di Shadow Ban, limitazioni di visibilità.

Dopo la rimozione e pronta ripubblicazione di Radio Radio dobbiamo aspettarci altre manovre “algoritmiche” contro la libertà di parola e di stampa?

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