RITMO POLITICO – Due anni di Nuova Padania. Due anni di resistenza tra due guerre di resistenza

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di Stefania Piazzo – Due. Due gli anni di vita di questo quotidiano nato dal nulla. Due guerre di resistenza nel mezzo. Il Covid, e l’invasione russa in Ucraina. Due diverse resistenze che in comune hanno come comun denominatore la voglia di parole in libertà. Nessuno ha la verità in tasca, ma il valore della libertà e il coraggio di chi lotta per conquistarla meritano rispetto. E’ una resistenza, perché impone di non scegliere la via facile del compromesso, le scorciatoie del consenso. Impone la coerenza e la sua solitudine, e la resistenza al vuoto culturale del Nord. Il vero dramma della rivoluzione mancata e di una sua possibile riscossa nel medio periodo.

Nessuna guerra è giusta, ma la legittima difesa è sempre giusta. Difendersi rispetto all’ingiustizia sociale, al sopruso, alla censura, alla violenza, alla dittatura fiscale, alla prevaricazione militare. Il pensiero ha partorito l’obiezione. Alle tasse, alle leggi ingiuste. Alle invasioni, alla negazione dell’autodeterminazione.

La libertà ha più nomi ma non possono non esserci pietà e parole di pietà davanti all’annientamento di qualsiasi libertà, che si declina nella morte.

Oggi si è e si può essere partigiani per difendere ciò che è una identità. Noi lo siamo nell’infinitesimo piccolo particolare di un territorio politicamente inespresso. Ma siamo solidali e partigiani davanti a tutte le guerre di resistenza alle ingiustizie.

Nell’aprile del 1995, il 25 aprile, la Lega scelse di scendere in piazza Duomo a Milano. Erano anni difficili nel riposizionamento della forza politica più forte al Nord. Allora esisteva il settimanale Lega Nord e per volontà dell’allora editore, Alessandro Patelli, con la collega Cristina Malaguti realizzammo per un certo periodo il mensile “Ritmo Politico”. Era il titolo di un gruppo musicale, I MauMau. Nulla di destra, affatto.

La foto di copertina, che cercammo per settimane finanche negli archivi di note agenzie milanesi, alla fine fu trovata. Rappresentava la rimozione del fascio littorio. E il titolo in prima pagina era questo: 1945-1995. La Resistenza continua.

Ecco la prima pagina.

Al suo interno uno scritto dell’amico Ettore Albertoni titolava: Rivoluzione federalista. Un sommario riassumeva così: Oggi più che mai solo il federalismo si pone come la credibile alternativa rivoluzionaria e democratica alla crisi istituzionale generato dalla partitocrazia ma anche al lugubre tentativo di ritorno del “Partito nazionale”. Il numero di aprile si chiudeva con un fondo di Umberto Bossi, “Autonomia regionale, libertà dei popoli”.

Ogni processo di cambiamento passa per la cruna dell’ago. Noi stiamo dalla parte di chi non ha potere, se non quello della parola e di tutto quanto ciò che serve per resistere da partigiani. Resistenza, è la parola chiave. E non ci sono resistenze “ricche”, ma solo con suole bucate. Viva la libertà.

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