RIFORMA DEGLI APPROVVIGIONAMENTI ENERGETICI TUTTA A CARICO DEL NORD?

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di Gigi Cabrino – Nel corso del suo lungo intervento in Parlamento il Presidente del Consiglio Draghi si è soffermato sulla necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico in questa fase critica dal momento che

il 95% del gas che consumiamo è importato e ben il 40% proviene dalla Russia.
Tra le linee indicate da premier l’incremento delle importazioni da altri paesi produttori ( Algeria ed
Azerbaigian ), un maggiore utilizzo dei terminali di gas liquido, eventuali incrementi dell’energia prodotta
dalle centrali a carbone, raddoppio del gasdotto TAP ed una “maggiore flessibilità” nell’utilizzo di gas nel
settore industriale e termoelettrico.

Alcune considerazioni si impongono: maggiore flessibilità è un’espressione mano ruvida per parlare di
razionamento energetico alle imprese, il tessuto industriale del Nord che consuma energia e puntualmente la paga dopo l’aumento vertiginoso dei costi energetici e delle materie prime degli ultimi mesi. Così si vedrebbe pure razionato l’accesso alle forniture energetiche; diversamente in quelle aree della penisola dove è abitudine non pagare bollette senza incorrere in tagli di forniture tutto ciò sarebbe ininfluente.

Le misure di razionalizzazione e maggiori stoccaggi, rigassificatori etc… sono doverose ma richiederanno
tempi troppo lunghi per fare fronte alla crisi nell’immediato delle prossime settimane.
Buona parte di questi interventi sarà presumibilmente supportato con denaro pubblico e ben sappiamo da dove arrivano le tasse; inoltre realisticamente si dovrà ammettere che in due terzi del territorio italiano non si sarà in grado di realizzare queste ristrutturazioni nelle forniture energetiche, basti pensare alla polemica relativa al TAP.


Quindi un terzo del paese pagherà una grande riforma degli approvvigionamenti
energetici che riguarderà tutta la penisola ma che nei restanti due terzi di essa non si sarà in grado di
realizzare nonostante si sia passati all’incasso.

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