Proteste anti-razzismo: Migros ritira il dolce che si chiama Moretto. L’incredibile trionfo del politicamente corretto

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di Stefania Piazzo – A raccontarlo quasi non ci si crede eppure è così. In Svizzera la catena Migros dopo anni di proteste anti-razzismo che avevano preso di mira un innocuo dolcetto chiamato “Moretto”, con tanto di Comitato contro i dolci razzisti e una petizione online, ha ceduto al politicamente corretto e ha ritirato il ghiotto snack dagli scaffali.

I moretti (in tedesco «Mohrenköpfe», teste di moro) da decenni apprezzati per la loro bontà e non certo per generare un riferimento discriminatorio verso le persone di colore, dicono addio al comune buonsenso e devono sparire per far spazio a quel pensiero che, in nome della libertà del prossimo, rinuncia alla propria di libertà. Per tollerare la libertà altrui, non devo più tollerare la mia di libertà. Fa nulla se il Moretto non è un dolce razzista. Basta ci sia qualcuno che lo pensa a legittimare che sia corretto, politicamente corretto, per rinunciare alla nostra opinione.

Il politicamente corretto imposto al Moretto, ha la capacità di condizionare e censurare le nostre coscienze e i nostri comportamenti. Dobbiamo cedere pezzi della nostra libertà per dare spazio alla libertà di considerare razzista un dolce.

Migros in un twitter fa sapere:

«Abbiamo deciso di togliere il prodotto dal nostro assortimento. L’attuale dibattito in corso ci ha spinti a rivalutare la situazione. Ci è chiaro che anche la nostra decisione creerà discussioni».

Rivalutare in base ad un nuovo dogma. La catena ha senza dubbio fatto valutazioni economiche, etiche, meglio evitare conflittualità. Ma chi ci guadagna da questo rinnegare una denominazione storica? La stampa svizzera si è sbizzarrita nel ricordare che i vecchi “Moretti” sono infatti stati rinominati “Choco-Köpfli” da Coop, mentre il prodotto M-budget di Migros è chiamato “Schaumkuss” (baci di schiuma).

Fa niente se il “Mohrenköpfe”, dell svizzera Dubler esisteva dal 1946. Già nel 2017 il giornale online tio.ch riportando il dibattito acceso attorno al Moretto, scriveva che sulle pagine della NZZ Franziska Schutzbach, ricercatrice presso l’Università di Basilea che ha lanciato la campagna… «è fondamentale decolonizzare la nostra lingua per evitare un futuro di nuovi drammi legati alla migrazione».

Insomma, un nome e un marchio coloniale. In Italia di moretti ce ne sono, e sono i gelati ricoperti di cioccolato. Le ditte che li producono sono tante, ma nessuno per ora sembra sollevare la questione del dolce razzista.

Il politicamente corretto in Italia per ora pensa ad altro. E’ una religione che ci ha portato al non opporre resistenza a chi pretende che la “sua libertà” diventi tollerata, in nome di un sistema che non sa più gestire il conflitto tra più libertà.

Vogliamo andare oltre?

Scriveva Giuseppe Reguzzoni illustrando il suo libro “Il liberalismo illiberale”: “San Petronio è un tempio del politicamente scorretto, nessuno osa più parlare dell’affresco con Maometto all’inferno! Avevano persino proposto di coprirlo, un po’ come ha fatto il governo inglese quando Chirac andò a Londra e vennero coperte le statue dell’ammiraglio Nelson, perché davano fastidio!

Di lenzuola sugli elementi identitari della nostra storia e della nostra civiltà ce ne stanno mettendo uno dietro l’altro.

Quanta gente sta usando i nostri principi di libertà per demolire le nostre libertà?

L’abuso dei principi liberali è all’ordine del giorno.

Le moderne democrazie liberali vivono di presupposti che non sono in grado più di garantire.

Arriva uno che ti chiede la poligamia, e tu cosa gli rispondi, visto che hai garantito tutte le libertà?! Arriva uno che ti dice che vuole buttare la calce sul Maometto di San Petronio in nome della libertà e tu cosa gli dici? C’è chi non porta una classe di studenti alla mostra col crocefisso di Chagal per non turbare la sensibilità di chi non la pensa come te. E tu cosa gli dici? Entriamo nel cosiddetto conflitto delle libertà, le libertà tra di loro confliggono. Come ne usciamo?”.

Addio, Moretti…

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