Omicron dilaga nel Regno Unito ma Johnson non pensa a nuove strette

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 La variante Omicron dilaga nel Regno Unito quanto o piu’ che nel resto d’Europa, ma un traballante Boris Johnson – azzoppato dalle polemiche, dagli scandali sulla presunta violazione passata delle regole Covid fin dentro Downing Street e dalla fronda dell’ala piu’ anti lockdown della sua maggioranza Tory – per ora prende tempo sulle nuove restrizioni sollecitate a gran voce al suo governo da esperti e consulenti. E rinvia, anche se forse solo per pochi giorni o magari poche ore, la stretta attesa dopo una riunione ad hoc del consiglio dei ministri. Per il momento niente provvedimenti rafforzati, dunque, annuncia ai media dopo una seduta fiume segnata sicuramente da tensioni. Pur non senza sottolineare come ci sia stato “accordo” unanime sul fatto che la situazione sia “estremamente difficile” a causa di Omicron in un Paese che anche oggi fa segnare quasi 92.000 ulteriori contagi da Covid (seppure su 1,5 milioni di test giornalieri, 5 volte piu’ dell’Italia), malgrado un certo contenimento del numero dei morti e una campagna di vaccinazioni rilanciata fino quasi all’obiettivo del milione di somministrazione al giorno: terze dosi booster in testa, ormai iniettate al 50,4% dell’intera popolazione isolana sopra i 12 anni. L’esecutivo, precisa il premier, intende tenere sotto “controllo costante” i dati sull’incidenza della nuova variante “ora per ora”, nella consapevolezza che la curva dei ricoveri continua a puntare verso l’alto, soprattutto a Londra, e che la minaccia di un sovraffollamento del sistema sanitario nazionale e’ tornata a farsi piu’ che concreta.

Cio’ premesso, si limita tuttavia per ora a invitare i connazionali alla massima prudenza, anche nella pianificazione degli incontri familiari o sociali di Natale e di Capodanno. E a ribadire la sollecitazione generalizzata a vaccinarsi; a non rinviare quella terza dose di rinforzo che il suo governo ha promesso di offrire a tutti gli adulti residenti nel Regno Unito gia’ entro la fine del 2021 e che “non potrebbe essere piu’ urgente” di quanto sia in queste settimane. “Ci riserviamo di adottare” altri provvedimenti a breve, ma ci sono cose che vanno ancora chiarite”, aggiunge del resto il primo ministro in toni che sembrano anticipare piu’ l’intenzione di un breve rinvio – quasi a voler mostrare ai contestatori interni al suo partito d’aver provato a resistere fino all’ultimo a quello spettro delle restrizioni che ha fra l’altro appena spinto alle dimissioni il ministro per la Brexit, David Frost, un suo ex fedelissimo – piuttosto che non di un accantonamento del (verosimilmente inevitabile) giro di vite. Dipendera’ tutto dall’andamento immediato della variabile Omicron, ammette poi BoJo, difendendo le limitazioni soft gia’ imposte di recente dal suo “piano B” a dispetto della sua riluttanza e dell’impatto che riconosce essere gia’ ricaduto in vista delle festivita’ su settori provati da quasi due anni di pandemia quali la ristorazione o l’ospitalita’. In ogni caso, se servira’ – e tutto sembra stare li’ a dimostrare che in realta’ serva con urgenza – “non esiteremo ad agire” senza darci dei limiti precostituiti. “Guardiamo a tutti i tipi” di opzione e “non escludiamo nulla”, taglia infine corto dinanzi a una domanda. Rassicurazioni che d’altronde non tranquillizzano ancora gli esperti e non convincono certo l’opposizione laburista di Keir Starmer. Con il ministro ombra della Sanita’, Wes Streeting, pronto a cogliere la palla al balzo per accusare Johnson di essere ormai una sorta di anatra zoppa in casa Tory: conscio come tutti di cio’ che si dovra’ fare, ma “paralizzato dalla sua debolezza”.

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