‘Ndrangheta, i pm: per diversi amministratori comaschi “legami” con clan. Estorsioni alla Spumador. Picchiati poliziotti scambiati per rivali affiliati

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Uno dei fermati nella tranche lombarda della maxi inchiesta contro la ‘ndrangheta avrebbe avuto un “solido legame” con dei politici comaschi. E’ un altro dei dettagli delle circa 1500 pagine del decreto di fermo dei pm milanesi nel quale – riporta l’Ansa – si affrontano anche aspetti relativi alla presunta vicinanza tra i clan della ‘ndrangheta ed esponenti politici soprattutto della provincia di Como. Secondo i pm, uno degli uomini finiti sotto inchiesta”si e’ rivelato un personaggio cerniera tra le piu’ recenti cointeressenze societarie dell’intero contesto d’indagine e l’ambito politico territoriale”.

Sono stati rilevati, secondo i pm, suoi “punti di contatto con diversi amministratori pubblici, tutti venuti alla luce partendo da quelli intervenuti” con un “consigliere comunale presso il Comune di Como“. Secondo i magistrati sarebbe stato chiesto “l’appoggio elettorale del calabrese in occasione delle consultazioni amministrative”. Tra i destinatari di un provvedimento di fermo, tra l’altro, figurerebbe anche un ex consigliere comunale di Fino Mornasco (Como).

Gli atti, spiega ancora l’agenzia, riferiscono di una “intercettazione del 2019 nella quale due persone sostenevano che l’amministratore locale potesse essere “un corrotto” perche’ “nel corso delle consultazioni elettorali” del maggio di quell’anno “sarebbe stato in grado di far confluire sulla propria lista i voti di un calabrese – e’ un personaggio qui di Lomazzo che ha in mano 300 calabresi, sposta i voti a suo piacimento”. I pm segnalano che uno dei soggetti attenzionati è anche “consigliere di una locale Fondazione oltre che amministratore locale.

Due indagati che hanno anche reso dichiarazioni ai pm, avrebbero preso parte, scrivono i pm, agli “accordi conclusi a Gioia di Tauro nell’incontro del 08/09 marzo 2010 che segnano il passaggio dei due imprenditori lombardi, che hanno rivestito anche cariche pubbliche, da vittime della ‘ndrangheta a partecipi dell’associazione attraverso la messa a disposizione dell’associazione mafiosa delle loro imprese e della loro ‘credibilita” che va a costituire il capitale sociale ed imprenditoriale che offrono all’associazione mafiosa”.

I pm rilevano inoltre che alcuni indagati scambiarono agenti ps per affiliati ‘Ti taglio la testa, questo e’ territorio dei Piromalli’, avrebbero detto. Hanno aggredito due agenti della squadra mobile di Milano durante un servizio di pedinamento scambiandoli per calabresi mandati al Nord da altre famiglie per il controllo del territorio. L’episodio emerge dalle 1500 pagine del decreto di fermo della Dda Milanese eseguito nell’ambito di una operazione piu’ vasta contro la ‘Ndrangheta. Come si legge nell’atto, sei dei presunti affiliati alle cosche, il 19 ottobre 2019, mentre si trovavano a Turate (Como) in un’area riservata al parcheggio di camion e rimorchi, ossia i mezzi pesanti riferibili ad una impresa di trasporti (sequestrata con l’accusa di infiltrazioni), al termine di una sorta di riunione si sono accorti dei due estranei. Quindi hanno accerchiato i due poliziotti, che si trovavano su auto civetta. Poi, uno dei fermati, brandendo un bastone lungo un metro, e dopo aver preso a calci una delle macchine, ha minacciato gridando in dialetto: “scendi dalla macchina, ti taglio la testa, tu sei calabrese?… tu sei calabrese? … questo e’ territorio dei Piromalli, sei venuto nella tana del lupo, non passare piu’ di qua, mi devi pagare i teloni, tu l’altra volta sei venuto, mi avete tagliato i teloni, scendi merda, scendi che vi taglio la testa, vi ammazzo…”. Dopo di che l’indagato ha preso a schiaffoni sulla guancia sinistra uno dei due ufficiali, i quali infine si sono qualificati.

Dall’estorsione infine ai danni della Spumador spa, gli indagati nell’inchiesta condotta da varie Procure Antimafia avrebbero ricavato un profitto illecito di oltre un milione di euro tra il 2015 e il 2019. E’ quanto si evince ancora da alcuni passaggi del provvedimento di fermo a carico di una cinquantina di persone, per lo piu’ residenti nella provincia di Como dove ha sede anche la ditta produttrice della spuma. Due soggetti in particolare vengono indicati come gli “esecutori materiali” delle minacce nei confronti dei dirigenti della Spumador “attraverso le quali acquisivano il controllo e la gestione delle commesse di trasporto ‘conto terzi’ per il tramite dell’impresa di trasporti partecipavano al cartello di imprese col quale monopolizzavano le commesse di Spumador continuando a ripartire i profitti dal 2015 al 2019 pari a complessivi 1.142.624 euro”.

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