Meloni invoca l’art. 81 della Costituzione per sciogliere le Camere. Ma è il pareggio di bilancio. Il Corriere non corregge

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di Stefania Piazzo – Mentre è incandescente la polemica, a dire il vero di facile portata, sul congiuntivo che impera alla Farnesina di Luigi Di Maio, ai più è sfuggito l’involontario ribaltone costituzionale di Giorgia Meloni che, in una bella intervista al Corriere della Sera, inciampa in una citazione infelice. Succede, per carità.

Credendo di invocare lo scioglimento delle Camere per dare la parola agli italiani col voto, la leader di Fratelli d’Italia richiama l’articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio (la destra non ne fu tanto sostenitrice, peraltro, essendo un vincolo europeo, ndr) e non, come avrebbe dovuto essere, l’articolo 88 che è nato per portare a libere elezioni. Ops.

Ecco la domanda che le pone la collega Paola di Caro sul Corriere il 21 gennaio scorso.

Si aspetta davvero che il capo dello Stato possa sciogliere le Camere con un governo che ha ottenuto la maggioranza?

«E perché no? Non io, ma un costituzionalista come Mortati ha interpretato l’articolo 81 della Carta come la facoltà del capo dello Stato di sciogliere le Camere quando dovesse ravvisare che c’è troppa distanza, c’è discrasia, tra il Paese e il Palazzo. Ed è praticamente la fotografia di questo momento”.

Sì, è la fotografia del momento, quella della politica che si confonde e ci confonde. Povero Mortati. Neppure avrebbe potuto immaginare, lui che fu relatore dell’articolo 88 della Costituzione italiana, di passare per quello che avrebbe aperto futuristicamente la porta al vincolo voluto da Bruxelles.

Recita l’articolo 81: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”, e via discorrendo.

In realtà – ed è sfuggito anche al Corrierone che non corregge il lapsus (una svista?) – ciò che voleva dire l’onorevole Meloni era che l’articolo 88 afferma che “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”. E’ la finestra del semestre bianco.

Costantino Mortati (1891-1985), al momento di discutere le questioni riguardanti la forma di Governo, sottolineava la necessità di sciogliere le Camere per interpellare il corpo elettorale in caso di conflitto tra Governo e Parlamento. Potere che spetta al capo dello Stato, il quale deve essere vincolato da un voto di sfiducia del Parlamento in modo che siano chiare le ragioni del dissenso. Per evitare che il Colle sia investito di una responsabilità che non gli appartiene, la soluzione è la controfirma del Governo sfiduciato. Tutto chiaro? Mica tanto.

Per invocare il ricorso anticipato alle urne, molti oggi rievocano la seguente dichiarazione fatta un tempo dall’illustre costituzionalista Mortati:
“Compito del Presidente della Repubblica è quello di accertare la concordanza tra corpo elettorale e parlamentare. Assolve a tale ruolo attraverso l’impiego dell’istituto dello scioglimento anticipato, quando vi siano elementi tali da renderlo necessario o anche solo opportuno in termini di gravi disarmonie fra le attività degli eletti ed il sentimento del popolo”.

Il sentimento è sancito dai sondaggi? Dai follower? Dal gradimento dei personaggi politici? Dall’interpretazione del capo dello Stato dei fatti? Perché, se così fosse, non servono né l’81 né l’88 e nemmeno la Costituzione. Facciamo fissare le regole ai social media.

Non è piuttosto tutta la politica ad essere disarcionata dalla realtà per la propria incapacità di esprimere cultura di governo e, da ultimo, gli elettori, che non sanno più distinguere chi è capace da chi non lo è, e votano a casaccio dove li porta chi grida di più? Chi scrive non crede nel dogma del popolo sovrano.

Sarebbero tutti, politici ed elettori, da rimandare a scuola. Poi, se ci fossero ancora i correttori di bozze, nei giornali, si emenderebbero le sviste dei personaggi e dei giornalisti che, per i ritmi che impone la comunicazione ora, di rileggere non hanno spesso il tempo. Ma, si sa, come recitava un mio maestro, non ti preoccupare degli errori. Il giorno dopo il giornale serve per incartare la verdura nel frigorifero.

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