Caso LFM, Manzoni e Di Rubba restano ai domiciliari. Pm pensano a giudizio immediato

2 Ottobre 2020
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Non c’è un orizzonte senza nuvole per i tre commercialisti della LEGA finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Lombardia Film Commission. Potrebbero infatti finire direttamente a processo: i magistrati milanesi che indagano sul caso, il pm Stefano Civardi e il procuratore aggiunto Eugenio Fusco, stanno valutando se chiedere per loro il giudizio immediato, procedimento caratterizzato dall’assenza dell’udienza preliminare. Un’opzione, questa, resa ancora più concreta dopo la decisione del Tribunale del Riesame di non scarcerare i revisori contabili della LEGA, Alberto Di Rubba, ex presidente di Lfc, e Andrea Manzoni, oggi ai domiciliari.  

 Di Rubba, ex presidente di Lombardia Film Commission e direttore amministrativo della LEGA al Senato, e Manzoni, revisore dei conti del Carroccio alla Camera, sono accusati di peculato e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente nell’inchiesta su Lombardia Film Commission. La scarcerazione era stata chiesta dal difensore Piermaria Corso secondo il quale non esiste la possibilità di inquinamento probatorio o reiterazione del reato. I magistrati che lavorano all’inchiesta avevano invece ribadito le esigenze cautelari nei confronti di Di Rubba e Manzoni, entrambi ai domiciliari, e anzi il pm Stefano Civardi aveva sottolineato in via teorica la necessità del carcere, misura già bocciata dal gip.

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