Ma un lockdown per la plastica no? Fermo in Parlamento il decreto Salvamare

Lettura 1 min

di Marcus Dardi – Ancora troppa plastica nel Mare Nostrum. Vi ricordate cosa cantava Lucio Dalla nella sua canzone “come è profondo il mare”?

Sì ad un punto della canzone, dove il mare era in allegoria, il pensiero umano, diceva “così stanno uccidendo il mare”.

Beh, è stato tristemente profetico.

Ogni anno il Mare Nostrum riceve, come regalo dalle varie umanità che vi si affacciano, 230 tonnellate di rifiuti di plastica. Un vero maricidio.

I dati vengono forniti da un Report redatto dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura. La classifica dei primi tre “killer” ci riguarda da vicino. I primi tre inquinatori sono infatti Egitto, Turchia ed Italia. In Italia l’80% dei rifiuti sulle spiagge è costituito da materiali plastici, seguono carta, vetro e mozziconi di sigarette.

Quel che manca è una vera educazione ambientale. Oggi che, per uscire dalla crisi pandemico-economica, tutti guardano alla green-economy, sembra tutto un paradosso.

E’ sempre triste vedere che il problema viene affrontato prevalentemente dai volontari che, armati di senso civico, vanno a ripulire le spiagge dall’immondizia così barbaramente riversata.

Le chiamano “Operazione Marine Litter”, “Clean-Up Med”.

Nel Parlamento Italiano, nella totale indifferenza, è fermo, paralizzato e bloccato, da tempo il Ddl Salvamare che prevede tra le varie cose il coinvolgimento dei pescatori per far riportare a terra i rifiuti plastici pescati in mare. Oltre a Ddl Salvamare il Senato ha in blocco anche la direttiva per bandire la produzione di prodotti di plastica usa e getta.

Ma cosa si può dire in piu? Niente, oggi esiste solo il covid, ed il business che ci ruota intorno. Forse un Lockdown intelligente sarebbe proprio quello per i rifiuti plastici.

Photo by Cristian Palmer 

Servizio Precedente

A proposito di vaccino. Jenner e le sue vacche

Prossimo Servizio

Covid, la seconda Caporetto. Un disastro evitabile