“Lo Stato c’è”. La carica dei 101 boss trovati col reddito di cittadinanza. Mentre gli onesti aspettano la cassa integrazione, vero Inps?

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Che funzionasse male lo avevamo capito. Che fosse una scommessa persa perché in particolare dove si vive anche di lavoro nero non conviene lasciare la zona grigia dei “lavoretti” per emergere e quindi nessuno avrebbe accettato un lavoro vero alternativo al sussidio… Ebbene, a più di un anno dalla partenza del progetto che avrebbe sconfitto la povertà, ecco emergere più di 101 boss e gregari delle principali cosche di ‘ndrangheta calabresi riscuotere con successo il reddito di cittadinanza.

La Guardia di Finanza li ha pizzicati ora, ma meglio tardi che mai…

L’operazione “Mala civitas”, così l’hanno battezzata, ha toccato la zona di Gioia Tauro, coinvolgendo le ‘ndrine reggine dei Tegano e Serraino, i capibastone della Locride dei Commisso-Rumbo-Figliomeni di Siderno, Cordì di Locri, Manno-Maiolo di Caulonia e D’Agostino di Canolo. Tutti sono stati segnalati all’Inps per l’avvio del procedimento di revoca dei benefici ottenuti e il recupero di somme già elargite per circa 516 mila euro.

Basta avere santi in paradiso. A loro il reddito di cittadinanza, evidentemente ben controllando le carte. Mentre ai cassa integrati per Covid ancora non è arrivato nulla.

Sapete com’è, con tutte le pratiche da evadere…

Le i ndagini hanno coinvolto le Procure di Reggio Calabria, Locri, Palmi, Vibo Valentia e Verbania. I boss e gregari individuati risultano essere organici alle maggiori cosche della provincia di Reggio Calabria, più alcuni satelliti in giro per l’Italia.

Photo by Grant Durr

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