La Padania, un esempio di rimozione della cultura. Come se i barbari non fossero mai esistiti…

5 Aprile 2023
Lettura 2 min

“Una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da 5.000 euro a 100.000 euro”. E’ quanto rischierà – secondo una proposta di legge presentata a Montecitorio dall’esponente di FdI, Fabio Rampelli, con la firma di una ventina di deputati del suo partito – chi continuerà a macchiarsi di “forestierismo” linguistico, ovvero ad utilizzare termini non della lingua italiana innanzitutto nella pubblica amministrazione.
https://www.repubblica.it/politica/2023/03/31/news/lingua_italiana_pdl_fdi_multe_forestierismi-394415199/?ref=RHLF-BG-I394438434-P4-S3-T1

I “patrioti” dei Fratelli d’Italia, coerentemente, non perdono occasione per “marcare il territorio”. Una battaglia culturale. In pratica, imporre l’asserita “italianità”. A questo fervente patriottismo tricolore, come al solito, nelle ignave terre padane, non emerge alcuna iniziativa identitaria. La mia solita nota polemica: perché in tutti questi anni, i due presidenti di regione “leghisti storici” non hanno mai proposto l’introduzione nelle scuole dello studio della lingua e della storia veneta e lombarda? Per i “patrioti” invece esiste solo la cultura e la lingua “italiana”. Ideologia culturale.

Qualcuno, giustamente, si chiede perché dopo l’incontro di Biassono non vi siano state proposte concrete per un nuovo progetto politico padano. Il “Comitato Nord”, poi, è sembrato poco più che una misteriosa meteora. Appare certamente improbabile che nella Lega tricolore di Salvini possa tornare a sventolare la bandiera con il Sole delle Alpi. Leggo che il recente convegno di Torino sull’autonomismo ha suscitato un discreto interesse risollevando sopiste speranze per una rinascita politica padanista. Queste esperienze, con sfumature diverse, comunque dimostrano che in una “base”, magari ristretta ma molto motivata, esiste ancora un forte entusiasmo riguardo ad una idea, seppur un po’ astratta, di Padania.

Personalmente, ritengo che la questione culturale sia fondamentale. Non si può vagare senza avere una meta precisa. E non bisogna confondere gli strumenti amministrativi come il decentramento, la ripartizione del residuo fiscale e l’autonomia differenziata, con l’obiettivo politico principale, la Padania.

A proposito della specifica identità “longobarda” contrapposta a quella “romana”, lo storico medievalista Stefano Gasparri in “I LONGOBARDI, I ROMANI E L’IDENTITÀ NAZIONALE ITALIANA” (https://dialnet.unirioja.es/descarga/articulo/2547842.pdf ) rileva che “Proprio quest’ultima questione, in realtà, avrebbe potuto chiamare in causa il medioevo, anzi l’alto medioevo, giacché l’affacciarsi prepotente sulla scena politica italiana degli anno novanta del XX secolo di un movimento regionale e indipendentista quale la Lega nord – radicato soprattutto in Lombardia e in Veneto – avrebbe potuto portare, da parte di questo stesso movimento, alla ricerca di tradizioni storiche atte a giustificare le pretese politiche dell’oggi, fondandole in un passato diverso da quello nazionale. Quest’ultimo aveva ed ha ancora oggi un carattere di insistita continuità rispetto all’eredità di Roma; ed è tanto forte, questo carattere romano del passato e dell’identità nazionale dell’Italia, da aver superato, indenne nella sostanza, la pesante strumentalizzazione che di tale eredità aveva fatto il fascismo, che gli aveva caricato addosso il pesante fardello di un presunto retaggio ‘imperiale’. In contrapposizione all’Italia ‘romana’, un movimento politico che aveva le sue basi prime nella pianura padana – la cui parte centrale si chiama Lombardia – avrebbe potuto rivendicare un’origine barbarica, ‘longobarda’. Non è stato così se non in minima parte, e certo questo è avvenuto anche per le debolezze culturali di tale movimento, che è partito alla ricerca di improbabili radici celtiche dei cosiddetti ‘popoli del nord’ dell’Italia.”

Dal mio punto di vista, si tratta di una vera e propria schizofrenia collettiva che impedisce alla maggior parte dei padani di riconoscere le propria identità storica e culturale perché, come evidenzia ancora Stefano Gasparri, “in un certo senso si può dire che in Italia l’età barbarica è come se non fosse mai esistita”. La scuola ha certamente contribuito a questo oblio e all’imposizione unilaterale di improbabili miti storici e culturali “italiani”. Eppure, l’Europa moderna nasce proprio dall’esperienza dei regni “romano-barbarici” fondati da popoli quali Franchi, Sassoni e Visigoti. Noi, invece, in senso molto ampio, “figli dei Longobardi”, non abbiamo coscienza della nostra identità. Un vero e proprio caso di “cancel culture” nei confronti dei popoli padani.

IL GIORNALE

Direttrice: Stefania Piazzo
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