La lettera – Il modello per il Nord? Quello federale tedesco delle Città Stato

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Alla c.a. Stefania Piazzo – Direttore La Nuova Padania

Ha fatto bene Giancarlo Pagliarini, nel suo ultimo intervento pubblicato da La Nuova Padania (https://www.lanuovapadania.it/opinioni/pagliarini-un-sindacato-del-nord-non-basta-serve-una-riforma-federale-della-costituzione-alla-svizzera-perche-fontana-e-giorgetti-stanno-in-silenzio/), a ribadire che occorre affrontare con urgenza la questione federalista, auspicando, dal suo punto di vista, una riforma della Costituzione seguendo il “modello svizzero”. Personalmente, per “andare oltre”, credo, tuttavia, che sia necessario entrare in un ambito più specifico ancorché non strettamente tecnico, per non perdere di vista l’obiettivo finale: una Padania federale, o più Padanie tra loro confederate (ne esistono almeno due: https://www.lanuovapadania.it/cultura/la-rivista-etnie-e-il-nostro-servizio-su-le-due-padanie/). Già nel 1992, la Fondazione Agnelli, aveva pubblicato il noto studio “La Padaniauna regione italiana in Europa”. Si tratta, quindi, di una realtà ben definita sia rispetto all’Italia che all’Europa. Ritengo che questa “regione italiana” dovrebbe pensare innanzitutto al proprio assetto interno, con uno sguardo all’Europa, piuttosto che immaginare di “federare” tutta l’Italia. In questo senso, il resto dell’Italia potrebbe anche rimanere “Roma-dipendente” mentre il Nord, la Padania, potrebbe concordare un rapporto di tipo confederale con Roma. Si tratterebbe di un reale esempio di “autonomia differenziata”. Non possiamo aspettare un improbabile afflato autonomista proveniente da aree geografiche che, nelle ultime elezioni, hanno espresso aspettative, seppur legittime, di stampo assistenziale. Non mi convince poi il “modello svizzero”. La Padania, fin dai tempi dalla Gallia Cisalpina, passando dalla Langobardia Maior, dai Ducati lombardi e dalle Repubbliche di Venezia e Genova, fino all’attuale assetto “regionale”, è sempre stata policentrica. Una realtà storicamente complessa. Milano, Venezia, Genova e Torino hanno assunto per secoli il ruolo di capitali di veri e propri stati. Il modello di riferimento, almeno per alcuni aspetti, in questo senso, potrebbe essere quello tedesco. In particolare, per costruire una Padania federale o confederale, si potrebbe partire dal modello delle città-stato (Staat Stadt) tedesche: Amburgo, Brema, e Berlino. Sono città e, allo stesso tempo, regioni dotate di notevoli forme di autonomia. In Italia, un modello similare potrebbe essere quello delle province autonome di Trento e Bolzano. Per “costruire” la Padania, secondo me, occorre partire innanzitutto dalla autonomia delle sue “capitali” storiche. Per arrivare, partendo dalle città-stato, agli stati-regione padani. Milano, ma anche Venezia, Genova e Torino, città-stato della Padania. Auspico che le prossime elezioni in Lombardia, siano l’occasione, non solo per l’affermazione elettorale di movimenti autonomisti, ma soprattutto per far entrare nel dibattito pubblico parole-chiave come “città-stato” e “stato-regione” attraverso chiare ed accurate analisi geopolitiche e geofilosofiche. 

Cordiali saluti

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