La Lega a Itaca, l’approdo è il mito dei sette colli

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di Roberto Gremmo – Avevamo visto giusto scrivendo che Capitan mohito aveva scelto Formello per la nuova festa sedicente nazionale della sua super Lega spinto da un richiamo mistico e simbolico dovuto alla presenza in città della statua Maripara, il priapo castrato del suo più importante attributo. Così come il nuovo partitissimo nazionalista è stato evirato della sua natura di movimento identitario dei Popoli del Nord.

Adesso, tanto per smarrirsi ancor di più fra miti classici mediterranei veniamo informati che la suddetta nazionalfesta prenderà il nome di “Itaca”, la terra lontana ed agognata dell’avventuroso Ulisse, emblematica figura dei viaggiatori coraggiosi in procellosi mari alla ricerca del sicuro approdo nella patria dei padri.

Per onestà intellettuale, va detto che il primo a paragonare il mitico eroe omerico ed il capitano del Papeete è stato a gennaio dell’anno scorso il giornalista del “Corriere della Sera” Tommaso Labate che ha descritto quello che era allora il capo del primo partito d’Italia come il nocchiero alla ricerca delle elezioni anticipate come una mitica Itaca salvifica. Senza però  riuscirvi.

Copiato o no, il mito del viaggio verso la Patria natia serve soprattutto a far dimenticare il passato, fatto di ampolle padane, di radici celto-longobarde e di identità alpine, idealità magari grossolane ma reali, oggi gettate a mare per far posto al mito dei sette colli, dei destini imperiali e della difesa dei sacri confini. Vi è però da temere che bordeggiando fra scogli, frangenti e marosi il piccolo naviglio salvinista non raggiunga mai la sua Itaca e vada invece a sfasciarsi sugli scogli.

Photo by Raimond Klavins 

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