Intercettazioni, via libera al trojan. Il Grande Fratello è legge

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Non è bastato infilare nel provvedimento di luglio che rinnova lo stato d’emergenza fino al 15 ottobre un codicillo, una norma che allunga di altri 4 anni i vertici dei servizi segreti («Al fine di garantire – si legge – anche nell’ambito dell’attuale stato di emergenza epidemiologica dal Covid-19, la piena continuità nella gestione operativa del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, alla legge 3 agosto 2007, n. 124, sono apportate le seguenti modificazioni: le parole “per una sola volta” sono sostituite dalle seguenti: “con successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni”»).

Oggi si fa un altro passo avanti, con la nuova disciplina delle intercettazioni. Un piccolo esercito di “intercettatori” ora ha a disposizione grazie al ministero della Giustizia,140 sale Centro intercettazioni telecomunicazioni (Cit) con rete dedicata e cablaggio e dotazione dedicata di pc portatili. In ogni sala Cit e’ stato installato il server ministeriale e realizzato il software per la gestione dell’archivio digitale multimediale e per l’archivio documentale; – 60 milioni di euro sono gli investimenti già spesi per le infrastrutture tecnologiche, per le opere murarie e per gli acquisti necessari; – 700 i server e i rack dedicati alle sole intercettazioni; – oltre 1.100 i pc dedicati e destinati alle sale d’ascolto; – circa 3.500 le persone coinvolte nella formazione specifica (personale amministrativo, magistrati e polizia giudiziaria).

Ma c’è già chi grida al Grande Fratello, come l’avvocato Gaetano Pecorella, secondo il quale ”Questa riforma è una vittoria del Grande fratello, che dà tutti i poteri discrezionali al pubblico ministero”.

”Siamo al ‘processo dei pm’ – afferma ad Adnkronos – io credo invece che, a parte il controllo sulla polizia giudiziaria, per il resto, trattandosi di dati sensibili, le valutazioni dovrebbero essere fatte dal giudice. Qui invece il ruolo primario è in mano al pm, che decide l’imputazione e se utilizzare o meno il trojan”. L’uso del software-spia sui cellulari introduce un aspetto ”peggiorativo dal punto di vista delle garanzie individuali”, sottolinea Pecorella. ”Le intercettazioni dovrebbero avvenire sotto il controllo del pm, con il trojan invece si può essere ‘seguiti’ e intercettati ovunque”. ”A questo punto – conclude Pecorella – credo che se alcune accuse dovessero cadere, allora si dovrebbero eliminare anche le prove raccolte sulla base di quelle accuse”.

 “Si partiva da un obiettivo… E’ l’eterogenesi dei fini”. Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere penali, esprime un giudizio netto sulla riforma delle intercettazioni in vigore da oggi. “E’ una riforma che realizza l’opposto di quello che in origine si proponeva”, dice all’Adnkronos, ribadendo una posizione critica già più volte espressa nel corso dell’iter di approvazione della legge. “Nasce come reazione alla pubblicazione indiscriminata delle intercettazioni a tutela della dignità – spiega – Il risultato è che non c’è nessuna sanzione seria per chi pubblica intercettazioni, c’è semmai un controllo maggiore da parte del pm sulla polizia giudiziaria: se prima poteva orientare e condizionare il contenuto delle intercettazioni raccolte, oggi c’è un qualche freno al potere arbitrario anche di interpretazione delle intercettazioni. Bisognerà vedere se i pm vorranno poi esercitare questo controllo, o se non continueranno a delegare sempre e comunque alla polizia giudiziaria, soprattutto considerando la mole delle intercettazioni da esaminare”. 

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