In piazza delle Erbe a Verona cambio bandiera: il Leone di San Marco rottamato, arriva il Tricolore

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di Stefania Piazzo – L’identità è roba d’altri tempi. C’era una volta un vessillo storico non comune, un leone di san Marco a Verona in piazza delle Erbe con un passato di tutto rispetto. Era la cosiddetta bandiera Contarina, il cui originale è niente meno che conservato a Venezia al Museo Correr. Era la bandiera che sventolava sulla galera del Doge Contarini. Una terra, si sa, è anche e soprattutto la sua storia. E il Veneto, con quel simbolo che ha rappresentato la civiltà dell’Occidente e oggi un unicum al mondo, con quella bandiera è un tutt’uno.

Tuttavia, cambiano i tempi. E ce lo ricorda il sito serenissima.news, dando con sconcerto la notizia di un cambio di passo. Perché quella storica testimonianza della Repubblica veneta, che si oppose anche nelle Pasque veronesi all’occupazione napoleonica, ora non c’è più. Ci provarono e riuscirono i francesi, cancellando e distruggendo quanti più simboli marciani possibile. Si sa, un sistema per farsi spazio, deve rimuovere la memoria.

E oggi ci risiamo. Per issare la bandiera Serenissima, a quanto pare, deve esserci innanzitutto spazio prima per il tricolore. Quindi, in ordine, si alza il tricolore, sul secondo pennone si mette la bandiera dell’amata ed efficiente Europa, infine, per ultimo, il Leone di San Marco.

Riferisce il sito veneto: “Con l’avvicinarsi della festa nazionale italiana del 2 giugno, i consiglieri di quartiere del Pd hanno sferrato il colpo e sono riusciti a coronare il sogno (…) già prontamente applicato -, che intimava di ammainare la bandiera della Serenissima e di issare sul pennone di Piazza delle Erbe il Tricolore italiano”. Scelta che non ha trovato l’ostruzionismo delle destre. Tranne che della Lega locale (forse non è troppo tardi rimettere gli abiti identitari? ndr). Ma senza successo.

Proprio chi se la prende col pensiero unico e il politicamente corretto, purché infastidisca il proprio pensiero, si traveste da neonapoleone. Di solito la necessità di ostentare e marcare il territorio denota la debolezza e l’insicurezza di chi ha paura delle ragioni altrui o semplicemente della ragionevole autorevole forza del passato. Ma oscurare la storia funziona poco. Prossimo passo è censurare i libri. Ma è già successo.

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