IL TABU’ LOMBARDO SULLA QUESTIONE SETTENTRIONALE – Sala e Fontana: “Niente soldi da Roma”. Ma allora perché per Beppe e Attilio il residuo fiscale è innominabile?

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di Stefania Piazzo – Il 22 ottobre 2017 lombardi e veneti votarono, a maggioranza, il referendum consultivo per chiedere più autonomia. Ecco il suo testo lombardo.

Si parla con chiarezza di “relative risorse”. Quelle che oggi sia Sala che Fontana reclamano perché Roma non trasferisce e non rende quel che dovrebbe. Dalle spese straordinarie sostenute per il Covid, sino alle tasse che versiamo e che, oltre la perequazione dovuta con i territori più deboli, non tornano indietro. Il saldo resta attivo ma se lo trattiene il governo centrale.

Il referendum dice chiaramente che la Lombardia avrebbe messo in campo tutto il dovuto per trattare e ottenere la piena attuazione dell’articolo 116 della Costituzione, per vedere riconosciuto ad un territorio virtuoso il fatto di essere, come intendevano i famosi padri costituenti, autonomo in decisioni e gestioni delle risorse. Dopo più di 1600 giorni nulla di ciò.

Sala l’altro giorno ha sbottato.  Afferma: “Qui c’e’ un paradosso perche’ le citta’ piu’ virtuose che generavano entrate extra tributarie ora pagano un pegno maggiore e sono in difficoltà”. Infine Sala ha parlato del meccanismo perequativo che alimenta un fondo di solidarieta’ tra i Comuni italiani ridistribuendo le somme dell’Imu, in modo che alcuni Comuni non vengano penalizzati. “Con questo meccanismo da molti anni Milano registra una penalizzazione rilevante, questo nella misura di 130 milioni. Nel dare e nell’avere abbiamo un negativo di 133 milioni – ha concluso Sala -. E non ce ne siamo mai lamentati, non lo faremo nemmeno oggi perche’ e’ un meccanismo che ha la sua rilevanza”.

Oggi il governatore Fontana affronta la questione risorse sul fronte Covid.

“Io sono convinto che sia una preoccupazione anche per noi quella delle risorse che mancano. Anche noi, come comparto regioni, non solo la Lombardia, stiamo ancora aspettando 1 miliardo e 400 milioni di risorse per far fronte alle spese per il Covid, quindi è chiaro che siamo preoccupati che ci possano essere delle conseguenze soprattutto nei confronti sei più deboli che in questo momento dovrebbero avere un sostegno maggiore”.

Ma nessuno dei due osa pronunciare la parola dello scandalo, il residuo fiscale. Quasi se ne debbano vergognare. Girano attorno alla questione ma non la chiamano col loro nome. Questione settentrionale. Un tabù lombardo, un politicamente corretto evidentemente vieta di utilizzare nella narrazione dei fatti un termine spigoloso per Roma. O per i partiti che li rappresentano. In tempo di crisi della rappresentanza e dei sovranismi in evidente crisi di identità, Milano dica da che parte sta, visto che le rivoluzioni sono sempre partite da qui.

Nel sito istituzionale della Regione Lombardia c’è ancora qualcosa che ne parla.

(https://www.regione.lombardia.it/wps/wcm/connect/ed35c93b-4aa2-410d-a69e-d00d3a506bc5/10+domande+sul+Referendum+per+l%27autonomia.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=ROOTWORKSPACE-ed35c93b-4aa2-410d-a69e-d00d3a506bc5-lYAIPJJ)

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