Il richiamo di Mattarella: nei decreti Covid non infilate di tutto e di più…

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di Benedetta Baiocchi – La Fondazione Openpolis ha raccolto con attenzione il monito del capo dello Stato. Governo e Parlamento facciano il loro mestiere, ovvero non infilino provvedimenti e temi non pertinenti ai decreti Covid varati in questi mesi.

Nel promulgare il disegno di legge semplificazioni, Sergio Mattarella ah spiegato:

“Ho proceduto alla promulgazione soprattutto in considerazione della rilevanza del provvedimento nella difficile congiuntura economica e sociale. Invito tuttavia il governo a vigilare affinché nel corso dell’esame parlamentare dei decreti legge non vengano inserite norme palesemente eterogenee rispetto all’oggetto e alle finalità dei provvedimenti d’urgenza.

Rappresento altresì al parlamento l’esigenza di operare in modo che l’attività emendativa si svolga in piena coerenza con i limiti di contenuto derivanti dal dettato costituzionale”(- Sergio Mattarella, lettera al presidente del consiglio e ai presidenti di camera e senato (11/09/2020)

In particolare, ricorda Openpolis, il presidente faceva riferimento all’articolo 49 che prevede la modifica di alcune norme del codice della strada. Mattarella ha infatti sottolineato come questo articolo “non risulti riconducibile alle finalità dichiarate e non attenga alla materia originariamente disciplinata dal provvedimento”.

Ma non è, rammenta Openpolis, un caso isolato ma di una prassi consolidata.

Scrive Openpolis: “Dei 22 Dl Covid emanati dal governo, ad oggi, 17 sono già stati convertiti e 11 hanno subito modifiche durante l’iter. Complessivamente, il numero di emendamenti approvati ammonta a 1.104. Questo dato somma tutte le modifiche approvate, sia in commissione (gli emendamenti approvati qui vanno già a comporre il testo che sarà presentato all’assemblea) che in aula”.

Il Ddl che ha visto il maggior numero di emendamenti approvati è quello relativo al decreto rilancio (375 emendamenti approvati). Seguono il Dl semplificazioni (233) e il Dl liquidità (182).

Troppo… Tanto che il Quirinale si è scomodato a parlare.

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