Il pm: “Regione Lombardia non chiese zona rossa per Alzano e Nembro”

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“La Regione Lombardia avrebbe potuto istituire la zona rossa ad Alzano e Nembro un anno fa, cosi’ come la Prefettura o anche i sindaci dei Comuni colpiti, come poi e’ accaduto e accade tuttora in altre zone d’Italia. E’ una scelta di natura politica. In ogni caso, agli atti dell’inchiesta, non risulta nessuna richiesta formale scritta da parte del Pirellone a Palazzo Chigi per sollecitare un provvedimento di chiusura cosi’ come non c’e’ nessuna richiesta da parte del Governo alla Regione per chiudere Alzano e Nembro”.

Lo dice in un’intervista a Famiglia Cristiana il procuratore aggiunto di Bergamo, Maria Cristina Rota, che coordina l’inchiesta sulla mancata istituzione della zona rossa in Val Seriana, epicentro della prima ondata della pandemia. “L’indagine – spiega il pm – all’inizio era circoscritta alla mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, poi si e’ ampliata e adesso ruota attorno a due filoni: la zona rossa e il piano pandemico nazionale che non era stato aggiornato”.

Sul piano pandemico nazionale, Rota afferma che quello italiano era del 2006: “Nel 2012 l’Ue e l’anno successivo l’Oms hanno invitato i singoli Stati ad aggiornarlo alla luce delle nuove linee guida emanate. L’Italia non l’ha fatto. Questo, pero’, non vuol dire che non fosse valido. Quello che avra’ rilevanza per l’indagine e’ accertare se l’attuazione di quel piano, cosi’ com’era, era sufficiente a ridurre il numero dei morti”.

Il pm si dice poi “molto sorpresa”, dall’ atteggiamento di “mancata collaborazione” avuto finora dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanita’: “L’Oms non ha consentito al personale convocato di essere ascoltato dalla Procura di Bergamo come persone informate sui fatti affermando di godere dello status d’immunita’ diplomatica, ne’ ha mai trasmesso le informazioni da noi richieste. Chiederemo una rogatoria sperando in una maggiore collaborazione da un organismo che tutti sappiamo essere neutrale fino a prova contraria”. 

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