Il contadino Gianluca Vialli e la sua cremonesità nella rurale Grumello Cremonese

Lettura 3 min

di Stefania Piazzo – L’immagine instagram che rimbalza sui giornali, ritraendo Luca Vialli in pellegrinaggio con alle spalle la piccola pieve di Grumello Cremonese, è un esempio di cremonesità. E’ una grande boccata di umanità.

Cremona è essenzialmente campagna. Sterminate distese che non conti. Campi e poi ancora campi. E cascine lombarde, immense, nel cotto rosso della bassa padana. Odore di stalle, di stallatico, di trinciato di mais. Un caldo opprimente d’estate, una nebbia murale d’inverno. Paesi imbevuti di umidità e acqua tutto l’anno.

A Grumello Cremonese si tiene una ricca fiera agricola. Anni fa, quando ero praticante al settimanale Mondo Padano, andai ad una conferenza stampa a casa Vialli, il fratello maggiore esponeva a noi giornalisti le ragioni e le richieste per il rilancio della manifestazione. Che splendida cascina…

Oggi Vialli vuole far sapere al mondo di essere a casa, nella Grumello spersa nei campi, nella splendida cascina, e di voler rendere grazie a Dio per quanto ha vissuto e avuto in dono agli Europei. E’ la cultura contadina del ringraziamento, dell’affidarsi nei cicli della vita alle sole raccomandazioni che contano. Non c’era complesso rurale che non avesse una piccola campana e un piccolo campanile. Basta osservare mentre percorriamo le provinciali della bassa per ricordare il tutt’uno della vita preindustriale.

Quel che resta è nel ritmo di vita dei cremonesi, nella loro placida parlata, nella cantilena della bassa, stretta tra il confine Emiliano e l’estremità mantovana, che è già un altro pianeta. Lungo la provincia che a nordovest dà le spalle (per fortuna) a Milano e quella che segue in diagonale la fuga del Po verso Veneto ed Emilia, c’è acqua ovunque. Rogge, marcite, argini. L’Oglio, l’Adda. E tante tantissime piccole chiese.

Nella Cattedrale di Cremona ci sono i Campi, il Boccacino, il Pordenone, il Bembo, Altobello Melone, il Romanino, il Solaro, il Genovesino… Nella Pinacoteca l’Arcimboldi e il suo ortolano.

Quanta nostalgia di questa città. L’altro giorno ero di passaggio a Isola Dovarese per una gara con i miei cani. Una toccata e fuga felice, circondati da stabulazioni libere e zone di sciolta per prove su lepre. Nessun abitato a vista d’occhio. Solo cascine. E coraggiose pievi isolate o aggrappate alle vie dei paesi. Così era il ritmo ieri, così è anche oggi, in una dimensione sconosciuta quando abbandoni i confini cremonesi. Bravo Vialli, un regalo per noi tutti esuli cremunes.

Servizio Precedente

Aifa: Casi di miocardite e pericardite dopo alcuni vaccini

Prossimo Servizio

Ministro, guardi qui: come si fatica per fare i turisti in Italia. Tappo svizzero al confine

Ultime notizie su Cronaca