ICEC – Quella Delibera di Venezia e la Dichiarazione sull’Autodeterminazione di Bruxelles disattese. I nazionalismi non faranno mai l’Europa

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di Stefania Piazzo – “…insieme e pronti ad esercitare i diritti universali dell’autodeterminazione e dell’indipendenza delle persone”. Sta scritto in una delle pagine del sito web dell’Icec, la Commissione Internazionale dei Cittadini Europei, ONG nata per riunire tutte quelle organizzazioni, istituzioni e individui che condividono la visione di un’Europa democratica sia in teoria che in realtà. Così sta scritto. In pratica, l’Icec è la più importante realtà europea riconosciuta dall’Ue e con sede a Bruxelles, che riunisce le associazioni, i movimenti indipendentisti e autonomisti di Scozia, Catalogna, Fiandra, Euskal Herria, Veneto e Alto Adige.

“ICEC – si legge – rappresenta un’alleanza cittadina coordinata a livello europeo per esprimere la volontà di milioni di europei che difendono con forza i principi fondamentali come Libertà, Giustizia, Uguaglianza e Pace in Europa. Essendo l’esercizio del Diritto Universale di autodeterminazione dei Popoli un punto fondante fondamentale per garantire tali valori”.

Ricordando Jean Monet quando affermava che l’Europa “… non è l’unione degli stati ma dei cittadini “, l’Icec propone sul proprio sito due documenti fondamentali per il processo di autodeterminazione. La Delibera di Venezia, approvata dal consiglio regionale veneto del 2016 e, prima ancora, la Dichiarazione di Bruxelles del 2015.

Delibera di Venezia (Parlamento Veneziano 29 novembre 2016 – Bruxelles 11 gennaio 2017)

Veneto Parliament – Resolution n.27 – 2016, November 29th

(“Riconosciamo pertanto che ogni volta che l’esercizio del diritto universale di autodeterminazione sia negato dalle istituzioni statali, i cittadini e i popoli d’Europa possano e debbano fare l’unica cosa possibile: esercitare unilateralmente – attraverso i loro democratici parlamenti – tale diritto, che si configura per propria natura nel quadro giuridico internazionale” Venezia, 29 novembre, 2016)

Luca Polo, referente Icec per il Veneto

Dichiarazione di Bruxelles (Bruxelles, Parlamento Europeo 9 dicembre 2015)

Riconoscendo la diversità culturale e linguistica unica dell’Unione Europea e riconoscendo una delle massime dell’UE “United in Diversity”;
Comprendere la necessità del dibattito e della cooperazione sullo stato e il futuro degli stati nella creazione, la loro lingua, identità culturale, preferenze socio-economiche e auto-organizzazione per comprendere il ruolo democratico che le future nazioni potranno svolgere in tutto il mondo;

Concordando che due principi universali sono sanciti nelle carte internazionali,

  • In primo luogo il “principio della libertà di scelta”, principio che appartiene agli individui così come alle comunità di cui questi ultimi fanno parte per scelta libera e democratica,
  • In secondo luogo il diritto all’autodeterminazione che è riconosciuto in tutto il mondo e confermato dai trattati internazionali.

ritiene che il futuro democratico dell’Unione europea sarà rafforzato attraverso il dibattito e la comprensione dei principi generali. ritiene inoltre che solo attraverso l’impegno e la cooperazione con le organizzazioni e le comunità i principi fondanti dell’UE possono essere rafforzati e pienamente riconosciuti.

auspica che, lavorando con queste organizzazioni e comunità, si raggiunga una comprensione più profonda dei principi di autodeterminazione a beneficio di tutta l’UE e dei suoi cittadini.

Le organizzazioni e le persone sottoscritte nella presente Dichiarazione confermano:

  • L’autodeterminazione arricchisce e rafforza il dibattito sulle relazioni (inter)nazionali piuttosto che opporsi ad esso. Viene visto come un passo necessario per sbloccare l’attuale impasse in merito al dibattito aperto sul diritto all’autodeterminazione.
  • L’impegno con le persone sul diritto all’autodeterminazione può fungere da catalizzatore per contrastare l’attuale sentimento di privazione dei diritti politici che si manifesta in tutta Europa; incoraggiare i popoli a impegnarsi nuovamente nel processo democratico.In un contesto di pace e di solidarietà internazionale spetta alle nazioni storiche decidere, democraticamente e per se stesse, del proprio futuro, in applicazione del diritto universale all’autodeterminazione.

Che i diritti civili europei non possono essere revocati se non per decisione di questi stessi cittadini o delle loro istituzioni democraticamente elette.

Appello ai membri della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europeo e ai leader europei di stati e governi,

  • Osservare la neutralità nei confronti di queste nazioni che costruiscono o restaurano i loro stati indipendenti dalle strutture esistenti;
  • Riconoscere che i trattati europei non contengono una base giuridica che consenta loro di affermare che le nazioni, quando indipendenti dagli stati membri esistenti, si collocherebbero fuori dall’UE;
  • Rimanere consapevoli del fatto che ai cittadini dell’UE che desiderano portare la nazione in cui vivono al livello di uno stato indipendente non può essere negato il diritto alla cittadinanza dell’UE;
  • Lavorare con quelle nazioni che desiderano esercitare il diritto all’autodeterminazione riconosciuto a livello internazionale;
  • Accogliere gli Stati democraticamente legittimi che affermano esplicitamente di preservare la loro appartenenza all’Unione Europea e disposti a partecipare in modo diretto al processo decisionale europeo.

​Bruxelles , mercoledì 9 dicembre 2015

Nulla di tutto ciò appartiene al dibattito politico italiano. E neppure europeo. Atti formali, dichiarazioni di intenti, diritti sulla carta e nulla più.

“Oggi ICEC è la più importante e strutturata organizzazione internazionale che agisce per il normale esercizio del diritto all’autodeterminazione nell’UE ed è diventata un referente per le istituzioni locali e continentali con le quali cooperiamo in modo costruttivo per sviluppare soluzioni per ripristinare la sovranità politica alle nazioni storiche europee”. (https://www.icec.ngo/)

Ad oggi la politica è salita su questo treno? La frammentarietà dei movimenti che fanno della causa delle autonomie la propria ragione d’esistere non dovrebbero lavorare in sinergia da dentro il palazzo europeo insieme a catalani, baschi, scozzesi e fratelli cantando?

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