Grande Nord e Paragone alternativa ai soliti poli. Gremmo: diventino la voce del popolo lumbard, riscatto dei quartieri di Milano

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di Roberto Gremmo – Finalmente una buona notizia: per le prossime elezioni amministrative di Milan il “Grande nord” di Bernardelli e l’”Italexit” del senatore Paragone si presenteranno uniti con una lista comune, “Paragone Sindaco”. Finalmente, si pongono le basi per un’azione politica indipendente dai poli tradizionali che, per vasi comunicanti, sono tante facce della stessa medaglia, quella della partitocrazia meridionalista e parassitaria. Giorgia Meloni è infatti alleata del Capitano che a sua volta coi berlusconiani è al governo coi grillini, col pupillo di scuola democristiana Renzi e con il partito della Boldrini, legato politicamente ai gruppi più governativi della sinistra radicale.

E’ un arco non costituzionale ma oligarchico. Un’alternativa politica può dunque avere un legittimo spazio anche elettoralmente e raccogliere consensi, specie fra quel quaranta per cento di elettori delusi che non vanno più a votare. Ma per vincere, magari alla grande, la nuova alleanza non deve commettere errori. Non deve, innanzitutto, dare l’impressione di essere un matrimonio di necessità, marciando separatamente e non elaborando un programma comune. Milano è una città tutta europeista ed occorrerebbe parecchio tempo per spiegare le ragioni (pur giuste) della polemica con il fasullo governo sovranazionale.

D’altra parte, per avere consenso non basta la pura e semplice polemica coi politici di professione e la rivendicazione di un governo comunale affidati ai competenti delle professioni e del lavoro .Sono argomenti deboli, che non incidono nella vita quotidiana della povera gente. Secondo me, senza accantonare i propri postulati ideali (soprattutto quelli autonomisti) lo schieramento ‘milanesista’ dovrebbe concentrare la propria battaglia elettorale soprattutto nella critica aperta del modello di città cosiddetta “inclusiva” che in questi anni ha visto crescere, accanto alla metropoli legale limitata alla cerchia dei Navigli un’altra realtà di quartieri a rischio dove la popolazione è sempre più minacciata da gigantesche isole di illegalità, create dai privilegi ed alle tolleranze di cui godono numerosi gruppi sociali paracadutati da fuori e che costringono a vita grama i poveri milanes che devono convivere con loro.

Una lista che denunci nelle piazze, ai mercati e sui mass media la colonizzazione violenta del quartieri popolari sarebbe l’unica vera novità delle elezioni e potrebbe avere un grande successo. Del resto, la polemica contro gli abusi e le violenze dei gruppi sociali venuti da fuori ha pur portato nei mesi scorsi persino il nostro Capitan mohito a diventare il capo del primo partito d’Italia da un consenso marginale. E se c’è riuscito lui…

Naturalmente, la lista alternativa deve mettere in conto che contro di lei scenderanno prontamente in campo i soliti storti ed i malpancisti mai contenti, abilmente strumentalizzati dalle quinte colonne del Sistema. Ma non l’avranno vinta contro una nuova forza politica espressione della rabbia dei quartieri sofferenti. Purché l’alleanza coraggiosa “Grande Nord” ed “Italexit” non resti un marginale cartello elettorale ma diventi il megafono del Popolo lumbard.

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