Giustizialismo ovvero la repubblica della ghigliottina e delle accuse suggestive. Lodi, Mottarone… Il “rimborso del danno” è eventuale

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di Stefania Piazzo – E’ un tema vecchio come il cucco. Non è vero che chi sbaglia paga, a volte pagano gli innocenti. E Lo Stato non chiede scusa. L’ex sindaco di Lodi innocente in appello, ha pagato gratis. E pare abbiano pagato gratis anche il direttore della funivia e il proprietario del Mottarone, in stato di fermo per ragioni infondate e che il gip di Verbania ha definito così: “Palese e’ al momento della richiesta di convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare la totale mancanza di indizi a carico di Nerini e Perocchio che non siano mere, anche suggestive supposizioni”.

Zero indizi? Suggestive supposizioni?

Il giustizialismo è servito.

Il sistema giudiziario è fatto così. Prima paghi, poi nel caso sei rimborsato. Come e quando non si sa.

Nel frattempo sei un mostro, un assassino. Processi sommari, che durano anni, i cui costi sono a carico del malcapitato cittadino.

Nei giorni scorsi le agenzie hanno riportato queste dichiarazioni, senz’altro in buona fede, e la cui fonte non può essere la piazza del mercato. Rileggiamole.

 Le tre persone arrestate nella notte per il disastro alla funivia del Mottarone, Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l’impianto, la Ferrovie Mottarone srl, il direttore, Enrico Perocchio, e il capo operativo del servizio, Gabriele Tadini, hanno ammesso le responsabilita’ loro contestate. Lo ha detto il comandante provinciale dei Carabinieri di Verbania, tenente colonnello Alberto Cicognani, parlando ai microfoni di “Buongiorno Regione” su Radiotre. “Il freno non e’ stato attivato volontariamente? Si’, si’, lo hanno ammesso”. “C’erano malfunzionamenti nella funivia, – ha spiegato l’ufficiale – e’ stata chiamata la manutenzione, che non ha risolto il problema, o lo ha risolto solo in parte. Per evitare ulteriori interruzioni del servizio, hanno scelto di lasciare la ‘forchetta’, che impedisce al freno d’emergenza di entrare in funzione”. 

A chi esercita un potere inquirente, e diffonde notizie, non si chiede prudenza. Si impone in alcune circostanze il silenzio. Chi ripaga, se i fatti che si stanno dispiegando, sono quelli emersi in queste ore, l’onta pubblica e il degrado della dignità personale, oltre all’impatto umano devastante di una condanna anticipata? Nessuno.

Il nostro giornale si è limitato a riportare i fatti divulgati dalle fonti d’informazione, aggiornandoli. Ma c’è anche un giornalismo che fa i processi seduta stante e che del giustizialismo ne fa una bandiera assieme ad alcune forze politiche.

Abbiamo visto cosa sia accaduto con Mani pulite, la rottamazione di un sistema e il roteare di manette come metodo per sostituire una classe dirigente. Doveva essere un Purgatorio invece è diventato un inferno permanente. Senza contrappasso.

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