Fine del celodurismo sovranista? Giorgetti: “Mondo cambia, cambiamo anche noi” e porta in giro Salvini per l’Europa

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di Stefania Piazzo – Cosa sta accadendo dentro la Lega? La svolta “moderata” di Giancarlo Giorgetti, le pressioni per lasciare la corsa a destra che risultati hanno raggiunto? Per ora poche ma significative parole del vicesegretario leghista: “Il mondo cambia, e cambiamo pure noi. C’è una sensibilità ambientale che non c’era anni fa. Eravamo per uscire dall’Euro ma, ora che siamo dentro, uscire è complicato. Dobbiamo fare gli interessi nazionali in Europa”. Non è la musica di Borghi né di del pensiero unico antieuro che ha dominato la Lega fino a poco tempo fa. Le parole diGiorgetti, al termine della riunione di Matteo Salvini con gli eurodeputati del Carroccio, sono ponderate ma non criptiche.

La Lega del 34% alle elezioni europee però non c’è più, c’è piuttosto un movimento sì primo in Italia ma tallonato da un Pd sgangherato, che è tutto dire, vittorioso nelle Regioni mettendo al tappeto Salvini. Giorgia Meloni è di fatto il terzo partito italiano, e Salvini che litiga con l’Europa dai migranti all’economia, al Mes, con Zaia che se ci fosse e gli offrissero fondi, ha dichiarato oggi, li prenderebbe, non ha più il potere che aveva lo scorso anno, dopo che si è autodisarcionato dalla vicepresidenza del Consiglio.

La Lega cerca di recuperare credibilità, di mollare il celodurismo sovranista.

“Cominceremo, io e Giancarlo Giorgetti in qualità di responsabile Esteri della Lega, un giro delle capitali europee, per creare e rinsaldare relazioni”. Aggiunge il leader della Lega Matteo Salvini.

 “Noi torneremo al governo di questo paese, quindi per governare questo paese devi avere buone relazioni internazionali. Incontreremo le forze di governo europee”. Ma perché, santa pazienza, non lo ha fatto fino ad ora? Troppi selfie?

La posizione salviniana che aveva sposato quella dei 5Stelle, deve recuperare punti. “I nostri punti cardine – spiega – sono la libertà, noi guardiamo a occidente, alle democrazie occidentali, agli Stati Uniti, a Israele, siamo alternativi al modello cinese e venezuelano. Poi buoni rapporti con tutti”.

Incontrerà anche Orban? “L’Ungheria non è nel nostro gruppo, è nel Ppe”, taglia corto. Per ora. Il rischio di restare stritolati dentro la destra meloniana che in Europa detta legge, e la necessità di decidere cosa fare da grandi, se vivere solo di politica anti migranti o avere un progetto europeo, economico, una visione insomma di politica estera, impone a Salvini prima o poi di cambiare pelle un’altra volta. Sui tempi si può scommettere.

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