Fallimento Immuni. Ma il governo Draghi la inserisce ancora nel tracciamento

26 Marzo 2021
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Il contact tracing digitale firmato Immuni scivola sempre più nel dimenticatoio con un crollo evidente nel 2021 dei download, un numero di tracciamenti accertati relativamente basso e un velo di mistero sulla quantità di utenti realmente attivi. L’app è stata scaricata circa 10.387.000 volte in totale, ma ormai solo 11.000 volte tra il 18 e il 24 marzo. Micro passi in avanti che difficilmente permetteranno al sistema lanciato lo scorso 1 giugno dall’allora governo Conte di andare lontano. A poco è servito il via libera del Garante della Privacy sull’inserimento in autonomia, nell’apposita sezione dell’app, del codice univoco nazionale (Cun) per avvertire i propri contatti nel caso di positività al tampone.

Secondo i dati aggiornati gli utenti positivi che hanno inviato la notifica da quando l’app è attiva sono 15.000, lo 0,43% dei 3.464.543 di positivi che ci sono stati in Italia da inizio pandemia. La percentuale di download (non di utenti realmente attivi) in rapporto al numero di abitanti e’ del 19,6%.

Eppure l’attuale esecutivo guidato da Mario Draghi vede ancora nel software sviluppato da Bending Spoons uno strumento per il contenimento dei contagi. Il Dpcm del 2 marzo contempla l’app Immuni: “Al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l’utilizzo dell’App Immuni- si legge all’articolo 5- è fatto obbligo all’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività”. Va detto però che nessuno nel governo sta facendo pubblicità al sistema digitale di contact tracing. E non sono in pochi a chiedersi che ne sarà di Immuni.

“Oggi raccogliamo i cocci di una soluzione che invece, se ben sviluppata all’inizio, avrebbe potuto aiutarci in un periodo come questo. Ma la confusione è stata imperante” commenta, l’esperto in diritto dell’informatica e presidente di Anorc Professioni, Andrea Lisi. La confusione, secondo il giurista, c’è stata “anche dal punto di vista dell’impatto sulla ‘privacy’ che ha portato solo poche settimane fa al pronunciamento del Garante in merito alla nuova funzionalità di sblocco del codice di notifica, dopo quasi un anno che l’app è attiva. E mesi fa abbiamo invece finanziato un call center che alla luce di questo pronunciamento risulterebbe inutile. E forse ogni tardivo pronunciamento dell’Authority poteva essere evitato invitando il Garante sin dall’inizio del progetto e non rincorrendo ad autorizzazioni all’ultimo minuto”.

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