Eutanasia, 1000 richieste all’associazione Coscioni

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Numeri importanti e dolorosi ma segno di una società che sta cambiando e cerca l’affermarsi del diritto al fine vita. Sono infatti oltre 1000 – dal 2015 – le persone che si sono rivolte a Marco Cappato, Mina Welby e Gustavo Fraticelli per chiedere di essere aiutate a morire. Ad essi si aggiungono decine di migliaia di persone che hanno contattato l’Associazione Luca Coscioni all’indirizzo info@associazionelucacoscioni.it a Citbot.it (l’intelligenza artificiale sviluppata insieme a Revevol Italia in grado di rispondere ai quesiti su questo tema e su altre libertà civili) per avere informazioni sul proprio fine vita volontario.

Lo segnala l’associazione, ricordando che in seguito alla sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato/Antoniani, “è stato riconosciuto il diritto al suicidio medicalmente assistito attraverso il Sistema sanitario nazionale alle persone pienamente capaci di intendere e volere, affette da patologia irreversibile fonte di gravissime sofferenze e dipendenti da trattamenti sanitari salvavita”. Il suicidio medicalmente assistito è dunque un diritto riconosciuto in Italia, e disponibile attraverso un iter avviato presso l’Asl, “ma in assenza di una legge che stabilisca in modo preciso il dovere dello Stato di rispettare e aiutare l’esercizio della libertà di scelta da parte dei malati, non c’è certezza sui tempi ed è forte il rischio di finire comunque alla via giudiziaria. Così il diritto non viene né goduto, né garantito”, rileva l’associazione. “Lo Stato ha il dovere di garantire tale diritto perché la sentenza della Consulta stabilisce che sia il Ssn a governare l’iter e la sua piena applicazione – dichiara Filomena Gallo, segretario nazionale Associazione Luca Coscioni – I tempi di risposta della Pubblica amministrazione, da prassi, sono di 30 giorni, ma stiamo verificando legalmente tutte le vie di interpretazione di tali termini in virtù dell’urgenza richiesta”.

Secondo l’iter attualmente previsto – ricorda l’associazione – la persona malata si può rivolgere alla Asl – direttamente o tramite il medico curante – per la verifica della presenza dei quattro requisiti indispensabili, previsti dalla sentenza Costituzionale 242/19. Occorrerà dunque accertare, da un punto di vista medico, la presenza di: patologia irreversibile, grave sofferenza fisica o psicologica, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. Occorrerà quindi appurare che la volontà dell’interessato sia stata manifestata in modo chiaro e univoco, compatibilmente con quanto consentito dalle sue condizioni, che il paziente sia stato adeguatamente informato sia sulle sue condizioni, sia sulle possibili soluzioni alternative, come l’accesso alle cure palliative ed, eventualmente, alla sedazione profonda continua. Al completamento di questa procedura, “il fascicolo sarà inviato al comitato etico, soggetto terzo, che ha il compito di verificare la conformità del caso con la procedura prevista dalla sentenza della Corte. !Al momento regna però l’incertezza su ruoli e singole responsabilità e competenze, dettagli non specificati dalla Corte Costituzionale, ma che attengono al funzionamento delle erogazioni di prestazioni sanitarie come anche l’erogazione di farmaco letale per porre fine alle proprie sofferenze”, aggiunge Gallo. “E’ un corto circuito che al momento sta disorientando gli italiani che, numerosi, si rivolgono all’Associazione Luca Coscioni in cerca di aiuto e informazioni – dichiara Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni -. Siamo di fronte a una situazione paradossale”. Per rilanciare la necessità del dibattito parlamentare e al rispetto dei richiami della Consulta, sabato 12, domenica 13 e lunedì 14 settembre Associazione Luca Coscioni conferma la mobilitazione per ripartire con la raccolta delle firme, che coinvolgerà le città di Roma, Milano, Vicenza, Verona, Bari e Pomezia. A Roma il 14 settembre, dalle 10 alle 13, a sette anni dal deposito della legge popolare, è prevista in Piazza Montecitorio una manifestazione e l’avvio di un presidio non violento quotidiano per richiamare il Parlamento alle proprie responsabilità. 

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