EMERGENZA, SERVE UN MIRACOLO – Quel capo della Protezione Civile calabrese che si dimette perché “Non so cos’è un ventilatore”. Al suo posto arriva a interim il nipote di Natuzza Evolo

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di Stefania Piazzo – L’informazione, quando fa sul serio, è il guardiano della democrazia. Ma non può svolgere un potere sostitutivo. La stampa non dovrebbe sostituirsi allo Stato nella selezione, nella scelta della classe dirigente. Ma a volte accade. Come nel caso di Report che lunedì 30 marzo su Rai3 ha fatto un viaggio nella sanità calabrese, per sondare da Nord a Sud chi fosse pronto per affrontare l’epidemia. Scontato il desolante resoconto della sanità del Mezzogiorno. Sul campo intanto cade una testa, ed è quella del capo della Protezione Civile della Calabria che, davanti ai microfoni, ha ammesso di non sapere cosa fossero i respiratori polmonari. Testuale, ascoltato in tutta Italia: “Io non mi sono mai interessato di edilizia sanitaria, di attrezzature sanitarie – aveva affermato Domenico Pallaria – Io mi occupo di altre cose. In questo frangente siamo stati catapultati quindi se lei mi dice: Che cos’è un ventilatore? Io non le saprei nemmeno dire…”.

E Domenico Pallaria, forse l’unico e il solo a fare un passo indietro, mentre tanti al suo posto non si sarebbero mossi, è il simbolo di un sistema che vive alternando nomine, commissioni, commissari, consigli di amministrazione…

A un capo della Protezione Civile non si chiedono doti straordinarie, ma la capacità almeno di delegare, di costruire una task force di competenti. Invece Pallaria si gioca il bonus delle dimissioni così:“Le mie parole sono state strumentalizzate. Chiedo scusa ai calabresi“.

Al suo posto, la governatrice Jole Santelli, ha nominato a interim Fortunato Varone. Già dirigente ai tempi del precedente presidente della Regione, Oliverio, nominato ai primi di ottobre 2019 al Dipartimento di presidenza al fianco dell’allora governatore uscente, curiosità spicciola, Varone è nipote della mistica Natuzza Evolo, grande personaggio della spiritualità cristiana.

Speriamo gli sia di buon viatico. C’è bisogno di miracoli, in Calabria.

Varone era di recente balzato agli onori della cronaca per una inchiesta giudiziaria, Passe-partout, che ha scosso gli ambienti politici regionali.

Nell’inchiesta risultano indagati l’ex presidente della Regione Mario Oliverio, e alcuni dirigenti della Regione. I reati che vengono contestati sono a vario titolo turbata libertà degli incanti, corruzione, traffico di influenze illecito, abuso d’ufficio e frode in fornitura pubblica. Finirà in una bolla di sapone?

Un’inchiesta piuttosto tormentata che ha registrato la richiesta, poi annullata, di interdizione di due dirigenti regionali.

https://lacnews24.it/cronaca/udienza-preliminare-inchiesta-passpartout-oliverio-occhiuto_106193/

Nel maggio 2019 Varone era stato raggiunto da un provvedimento di misure cautelari, poi lo svolgimento delle indagini non hanno reso necessario ulteriori restrizioni. Anzi. Il quadro si alleggerì. Per fortuna. Ma tutto lascia aperti interrogativi sulla schizofrenia del sistema che vede un cittadino un giorno gettato negli inferi, il giorno successivo ai vertici della Regione. Tra quanti anni sarà finito il percorso giudiziario per mettere la parola fine? La strada del giustizialismo non ci affascina, è breve e fa fare titoli sui giornali. Il sistema deve fare pace con se stesso, altrimenti il cittadino resta stordito.

https://oggisud.it/cronaca/33-cronaca-calabria/12404-indagine-passepartout-misure-cautelari-nei-confronti-di-fortunato-varone-e-giovanni-forciniti

L’attività dirigenziale di Varone ha potuto proseguire fino alla nomina di Oliverio ieri e oggi, a quella della presidente Santelli che pone Varone a Capo della Protezione Civile a interim. Buon lavoro! E l’augurio che l’inchiesta si chiuda quanto prima nel migliore dei modi per il dirigente di lungo corso della Regione. Che il cielo ci aiuti.

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