DOPPI SERVIZI – Il caso Morisi per avvisare Salvini. “Hai superato il limite”

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di Stefania Piazzo – Se stai male chiami il 118, non il 112. O no? La vicenda che ha innescato il caso Morisi partirebbe proprio da qui. Dalla telefonata ai carabinieri di uno dei ragazzi che avrebbe partecipato all’incontro quella sera d’agosto a casa dell’ex guru della Bestia, Luca Morisi. La prima versione era “perché stavo male”. Ma le versioni ora virano anche verso altro. “Non aver ricevuto la somma pattuita per la serata”. Accusa infamante e da provare. Ogni giorno esce sui media una indiscrezione, una congettura. Verità spacciate per tali o spazzatura, di tutto e di più. Ma se anche fosse vero, ammesso e provato di essere stato “derubato”, chiami le forze dell’ordine per segnalare che per una cosa illecita non avresti ricevuto compensa? Al massimo, se stai male, vai al pronto soccorso, e se i medici ti chiedono cosa ti è successo, allora magari lì decidi che si chiamano anche i carabinieri.

Insomma, c’è molto di fosco e fumoso.

Primo servizio. I carabinieri vanno a casa e trovano qualcosa. Entrano immediatamente, perché c’è una segnalazione diretta, scatta la perquisizione (ma va?) senza dover passare dal via. E trovano quanto basta.

E’ agosto e da agosto, raccontano nei corridoi leghisti, la presenza mediatica in alcune chat da parte dello spin doctor di partito sembrerebbe rarefarsi. Profilo basso, anzi, nullo. Anche questo, tutto da verificare. Ma il clima è teso, politicamente i malumori serpeggiano dentro il partito.

Salvini spera di imbarcare consenso correndo sulla corsia preferenziale di no vax e no pass. In quei giorni estivi Incontra Draghi, esce da gallo dicendo che, tranquilli, c’è la Lega, il green pass non sarà poi così tanto obbligatorio. E cinque giorni dopo, tac, il governo dove siede Giancarlo Giorgetti, prepara il green pass obbligatorio. Per tutti. Vuoi che Giancarlo non lo sapesse? E se lo sa, non avvisa il suo segretario? Cosa è successo in quei 5 giorni?

I governatori della Lega sono schierati con Draghi su questo fronte. Più defilato Fontana, ma certamente più netti Fedriga e Zaia in primis.

Poi si aggiunge un altro tassellino, mentre cova la storia Morisi. Toh, che strano, Flavio Tosi, da Verona, spumeggia la sua candidatura possibile per tornare fare il sindaco. E sui giornali le smorfie di benevolenza verso Salvini emergono come accenno ad un asse contro l’avversario storico in Veneto, giusto Luca Zaia. Come a dire, guarda Luca che se voglio rimetto in pista Flavio e vengo a dettare la linea per la città più importante della tua regione. Messaggini, insomma.

Secondo servizio. Giorgetti che parla meno di una monaca di clausura, espettora in una intervista a Il Giornale la sua vicinanza a Draghi per il Quirinale. Un accenno rapido quanto basta alle elezioni se l’ex capo Bce va al Colle e un invito a ricordare il metodo di Bossi per muoversi in queste cristallerie. Lui sì, dice, che ha insegnato a fare politica, mica altri elefanti. Ma va da sè che al voto nessuno vuole andare, nessuno ha convenienza, nessuno è pronto. Quindi, chi ci va nelle stanze più pregiate? La Meloni? Salvini amico di Morisi? Ma per carità. Ieri su La Stampa escono le dichiarazioni, poi ovviamente maestralmente smentite, di Silvio Berlusconi che a 85 anni insegna ancora ai pivelli delle dirette su tik tok con la Nutella a fare politica. E dice: “Meloni o Salvini premier dopo Draghi? Ma non scherziamo”. Un grande!

Proviamo a fare una domanda. Al Pd, ai 5Stelle, a Leu, a Forza Italia, al gruppo misto crema dispiacerebbe un Giorgetti a Palazzo Chigi? Farebbe schifo a Draghi? E potrebbe mai dire no un Salvini davanti al suo popolo con la possibilità di issare la prima bandiera di un leghista capo del governo? Non era quello che sognava da sempre la Lega?

Così Salvini, salvo sorprese, festini e imbarazzanti esiti e sviluppi delle inchieste su storie fumose, potrebbe restare segretario, “per il bene della Lega”, e perché al sistema non conviene smontare tutto il partito, basta che il segretario del partito rientri nei ranghi. Oppure il fiume carsico del mal di pancia potrebbe proporre un ritorno all’ortodossia, cercando un segretario che la Lega Nord non l’ha mai buttata nella spazzatura. Nomi? Uomini? Non importa chi e come, basterebbe un cenno di Zaia, dei governatori, delle voci più nobili del partito, per convogliare il consenso.

Nel frattempo c’è il voto. Salvini in questi giorni ne ha per tutti. Per chi ha tirato per la giacca Draghi, per il green pass, per la Meloni che arriva tardi a Milano, per Draghi che in fin dei conti non è il solo uomo perbene del paese… E chiude a Reggio Calabria la campagna elettorale. Una pietra tombale sulla storia di un quarto di secolo di movimento nato come sindacato di un territorio, per liberare poi tutti. Partire dal Sud per liberare il Nord è andare contro la legge della forza di gravità.

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