DI NUOVO CHIUSI IN CASA CON LOCKDOWN PER LE ZONE ROSSE COME A MARZO. Vietati gli spostamenti tra Comuni, chiusi bar e ristoranti. Manca solo la firma del Dpcm

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Come si era previsto? Pare di sì. Anche se l’annuncio del premier Conte si fa attendere e il confronto con le Regioni allunga i tempi del varo del Dpcm, le indiscrezioni parlano chiaramente di nuove misure, che saranno in vigore da giovedì e resteranno valide fino al 3 dicembre: l’Italia viene divisa in 3 aree di rischio e in quella dove il contagio è più diffuso e gli indici epidemiologici sono più critici – come ad esempio la Lombardia e il Piemonte – scatterà, di fatto, il lockdown come a marzo.

Si potrà uscire di casa solo per andare a lavorare, per fare la spesa, per motivi di salute o necessità. E per portare i bambini a scuola. La bozza del Dpcm prevede 12 articoli ed è il frutto di una lunga discussione tra l’esecutivo e le regioni.

Se non verrà modificato il testo nel provvedimento che andrà in Gazzetta Ufficiale, il dpcm prevede che le misure più dure dovranno essere adottate dal ministro della Salute Roberto Speranza “d’intesa” con il presidente della Regione interessata. E questo sia per le restrizioni relative alle ‘zone arancioni’ in cui la curva epidemiologica è compatibile con lo scenario 3 dell’Istituto superiore di sanità, vale a dire quelle caratterizzate da una situazione “di elevata gravità”, sia per quelle che interessano le ‘zone rosse’, che rientrano nello scenario 4, dove invece c’è una situazione di “massima gravità”.

Su una cosa il premier e il governo non hanno mai fatto retromarcia: non doveva essere lockdown nazionale e non sarà lockdown nazionale. “Non ci saranno chiusure generalizzate ma sara’ un lockdown light, simile al modello tedesco – ha ribadito il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa -. Il tentativo è di non paralizzare il paese, anche se è abbastanza complicato fare una misura sartoriale basata su zone”. Posizione che le Regioni tornano a contestare, chiedendo “misure omogenee per tutto il territorio nazionale”, ristori immediati e soprattutto, che la valutazione del rischio in base al quale si stabilirà in quale fascia finisce un territorio sia fatta “in collaborazione” con le Regioni.

Tra le misure c’è il coprifuoco alle 22 fino alla chiusura dei centri centri commerciali nel weekend, dallo stop a musei e mostre alla riduzione dall’80% al 50% della capienza sui mezzi pubblici locali, dalla didattica a distanza al 100% per gli studenti delle superiori alla chiusura dei corner di giochi e scommesse all’interno di bar e tabacchi. Questi interventi varranno per tutta Italia e si vanno ad aggiungere a quelli già in vigore, come la chiusura dei bar e ristoranti alle 18. Molto più duri sono, invece, i provvedimenti inseriti nell’articolo 1 bis – quello che riguarda le ‘zone arancioni’ – e nell’1 ter, quello per le ‘zone rosse’, che resteranno in vigore “per un periodo minimo di 15 giorni”.

Nelle Regioni, province o Comuni che rientrano nello scenario a “rischio elevato” sono vietati gli spostamenti in entrata e in uscita nonché gli spostamenti tra i comuni. Entrambi i divieti non varranno in caso di comprovate esigenze lavorative e di studio, per motivi di salute, per situazione di necessità e per accompagnare o riprendere i bambini a scuola.

Chiusi anche i bar e i ristoranti: sarà consentito solo la consegna a domicilio e il servizio di asporto fino alle 22. Vietato ogni tipo di spostamento, anche quelli “all’interno dei medesimi territori”, chiusi i negozi e i mercati, chiusi bar e ristoranti, sospeso tutto lo sport, possibilità di fare attivita’ motoria “individualmente” e solo “in prossimità della propria abitazione” e attività sportiva all’aperto e da soli. Senza contare che, sia nelle zone arancioni che in quelle rosse, tornerà l’autocertificazione. Come a marzo e aprile.

Photo by engin akyurt 

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