Carabinieri a Piacenza: la piramide dell’illecito

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di Ezio Porto* – La prima volta in Italia che una caserma viene messa sotto sequestro. Solo un militare è rimasto pulito.

I reati contestati vanno dal traffico di droga all’estorsione e agli arresti illegali fino alla tortura: l’indagine avrebbe scoperchiato anni di illegalità. 

Un graduato dei carabinieri, in servizio presso la stazione Piacenza Levante, che sfruttando la sua divisa avrebbe gestito un’attività di spaccio attraverso pusher di sua fiducia. Il carabiniere, inoltre, li avrebbe agevolati nella compravendita di grandi quantità di droga garantendo protezione in cambio di un tornaconto economico. 

Tutti gli illeciti più gravi sono stati commessi nel lockdown, con il più totale disprezzo dei decreti emanati dalla presidenza del consiglio. 

Il procuratore che si e’ occupato dell’indagine ha dichiarato: Faccio fatica a definire questi soggetti ‘carabinieri’ perché i comportamenti sono criminali. Non c’è nulla di lecito nei comportamenti. Non c’è stato nulla in quella caserma di lecito”, ha aggiunto Pradella, che ha citato un’intercettazione: “Il malavitoso dice: hai presente le scene di Gomorra, guarda che è stato uguale, tu devi vedere gli schiaffoni che gli ha dato”.

In occasione dell’arresto di un pusher, avvenuto a inizio aprile, le intercettazioni registrano le parole pronunciate da un carabiniere nei confronti dell’arrestato: “Allora tu non hai capito che qua non comandi un cazzo, non hai capito un cazzo, allora?”. Si sente un colpo. “Questo è il primo della giornata, ok? Siediti là e non rompere i coglioni”, “Se trovo qualcosa a casa, per te tanti problemi; tutto quello che trovo so mazzate per te”. L’inchiesta parla di “una serie di percosse” subite dallo spacciatore arrestato perché ammetta il reato e riveli dove tiene la droga. Viene accompagnato alla sua abitazione per consegnare lo stupefacente ai militari, e poi ricondotto in caserma e percosso nuovamente.

Il carabiniere intercettato dice queste testuali parole:

“Minchia adesso ti devo racconta quello che ho combinato…ho fatto un’associazione a delinquere ragazzi! Che se va bene…ti butto dentro, nel senso a livello di guadagno”. In ”poche parole abbiamo fatto una piramide: sopra ci siamo irraggiungibili, ok? A noi non ci deve cagare nessuno”: lo dice in un’intercettazione un carabiniere coinvolto nell’indagine. “Però Davide i contatti ce li ha tutti lui, quelli grossi! – prosegue il carabiniere nell’intercettazione – Lui siccome è stato nella merda, e a Piacenza comunque conosce tutti gli spacciatori, abbiamo trovato un’altra persona che sta sotto di noi. Questa persona qua va tutti da questi gli spacciatori”. ”Guarda, da oggi in poi, se vuoi vendere la roba… vendi questa qua, altrimenti non lavori!”, si legge ancora in un’intercettazione, e” la roba gliela diamo noi! Poi lui… loro a su… a loro volta avranno i loro spacciatori… quindi è una catena che a noi non arriveranno mai”.

Sarebbe anche il caso di indagare quante contravvenzioni illecite siano state eseguite a danno di onesti cittadini, dovrebbe essere aperta una class action per chiedere il risarcimento danni morali e materiali, a nome di tutte le persone che hanno perso la fiducia nelle forze dell’ordine a seguito di questi gravi fatti, ma i danni dovrebbero essere chiesti da tutte le forze dell’ordine di questo paese che ogni giorno lavorano con onestà e moralità.

Ezio Porto*, lettore quotidiano lanuovapadania.it

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