Autostrade, buonuscita miliardaria a Benetton? Così è se vi pare

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“Lo Stato, con il riconoscimento di una buonuscita miliardaria ad Atlantia, ieri ha aggiunto un’ulteriore pagina di vergogna alla dolorosa vicenda del ponte Morandi”. Lo dichiara Francesco Forciniti, deputato della componente parlamentare l’Alternativa C’è. “Infatti – aggiunge – attraverso Cassa Depositi e Prestiti e i soldi pubblici, lo Stato non solo ha deciso di premiare a suon di miliardi la società dopo il crollo che ha causato 43 vittime, ma ha anche deciso di mettere a carico di tutti i cittadini le enormi spese di manutenzione del servizio autostradale che Atlantia, per mere logiche di profitto, non ha mai voluto svolgere. Nelle prossime ore depositeremo una mozione per chiedere al governo di fermare questa folle operazione e procedere con la revoca delle concessioni, così come il Movimento 5 Stelle aveva promesso ai suoi elettori. Ci aspettiamo quindi da loro massimo sostegno su questa battaglia”. 

“Atlantia sale ancora in borsa, arrivando a recuperare il 50% rispetto a marzo 2020, guadagnando il 7% solo negli ultimi tre giorni di borsa. Normale, visto che – fatti i conti – se va in porto la cessione del suo pacchetto di Aspi a Cassa Depositi e Prestiti, incasserà oltre 7 miliardi più di quanto le spetterebbe se lo Stato si avvalesse della possibilità di recesso dettagliatamente prevista dalla Convenzione Unica del 2007. Non è certo un caso che nell’assemblea degli azionisti di ieri abbia votato a favore della cessione anche Tci, il fondo inglese da sempre contrario all’offerta di Cdp”. Lo dichiara Lucio Malan, senatore di Forza Italia.

“La cifra di 2,4 miliardi di cui si parla è solo una piccola parte di quanto realmente si avvantaggerà Atlantia, perché lo Stato si accolla anche circa 9 miliardi di debiti fatti a suo tempo da Aspi per aumentare i dividendi, i 3,4 miliardi stimati come danni a terzi per il disastro del Ponte Morandi e altro ancora. Come ha evidenziato la lettera del presidente della Commissione Finanze del Senato Luciano D’Alfonso all’Autorità di Regolazione sui Trasporti, la differenza sarebbe di 7,3 miliardi, nell’ipotesi che nell’eventuale contenzioso in tribunale lo Stato perda sempre. Giustamente gli azionisti hanno votato nel loro interesse. Al Governo tocca ora fare gli interessi del Paese che, mettendo finalmente a gara la concessione una volta revocata ad Aspi, potrebbe ricavare, altre decine di miliardi da investire in infrastrutture, non necessariamente sulla rete oggi oggetto della Convenzione con Aspi”.

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