Anche questa volta la questione settentrionale cacciata a pedate fuori dal Parlamento

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di Fulvio Curioni – Pare che l’epilogo di questa sceneggiata politica, volga al termine con un nulla di fatto, lasciando tutti noi a bocca aperta per cotanta scelleraggine da soap opera.

Renzi non ha applicato nemmeno questa volta quanto da lui scritto nel suo libro, in merito alla mossa del cavallo, azzoppatosi da solo.

Di fronte ad un Conte, apparso sempre più buono per tutte le stagioni, capace di donare sermoni privi di ogni concreta attuazione, preoccupato di mantenere una poltrona così conquistata a suo dire con fatica, convinto di avere ottenuto una medaglia al senso civico nella sua affannata ed incomprensibile lotta al Covid, degno quindi di non passare ai libri di storia, ognuno di noi si autoconvince di come, non esista mai una fine a tale teatrino politico.

Trattasi di piccoli uomini e donne, preoccupate di mantenere il loro status, il pezzo di potere che nulla assomiglia al servizio politico.

Un maxi schermo con un contatore del debito pubblico, era apparso nelle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina, sotto gli occhi degli italiani fino alla fine della campagna elettorale per le  Elezioni del 4 marzo 2018.

L‘iniziativa, dell’Istituto Bruno Leoni, aveva il nobile obiettivo di evidenziare ai cittadini quanto velocemente sale il debito pubblico italiano, con una dovuta invettiva contro la politica tutta, ricordandoci che “ogni promessa è debito”. Al momento in Italia il debito pubblico ammonta a circa 2.604 miliardi di euro.


Sotto gli occhi dei migliaia di viaggiatori che affollavano le stazioni protagoniste dell’iniziativa appariva un messaggio che voleva toccare da vicino le corde degli italiani:” Da quando sei partito da Roma il debito pubblico e’ cresciuto di 115 milioni . Oltre 2.000 miliardi che pagherai anche tu. Pensaci ,ogni promessa e ‘ debito!”.

La questione del Nord si pone quindi improrogabile in questo paese reale ormai ridotto al lumicino, incapace di legiferare sulle riforme essenziali al suo stesso vivere quali regole istituzionali certe di maggioranza ed opposizione, senza permettere cambi di casacche e mosse da cavallo, un progetto premiale del mercato del lavoro, benefici finanziari al tessuto imprenditoriale sano, quello dei territori del nord, cosi’ distrutto da settant’anni di false illusioni, di inutili ideologie populiste capaci di distogliere l’attenzione dai problemi reali per fare spazio a salottieri guru.

Ed ancora formazione e riscoperta delle tradizioni capaci di forgiare la nostra autonomia legislativa,produttiva,economica,aggregativa delle regioni facente parti della macroregione alpina.

Utopia? No! Basta tornare a crederci.

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