Anac, facilitare gare appalti per imprese in crisi

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 Il Covid ha tagliato fatturato e commesse alle imprese, ora occorre che gli appalti pubblici sia un’opportunita’ e non un ulteriore ostacolo per la ripresa. L’Anac ha fornito una serie di indicazioni, a normativa invariata, per predisporre bandi che facilitino la massima partecipazione e la concorrenza, senza penalizzare chi nell’anno dell’emergenza si e’ visto ridurre il lavoro. “Gli affidamenti pubblici devono rappresentare uno strumento per consentire alle imprese di rialzarsi. Abbiamo voluto spronare le stazioni appaltanti ad utilizzare tutta la flessibilita’ consentita dal Codice dei contratti pubblici”, spiega il presidente dell’Autorita’ Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia. Molto infatti, a suo avviso, si puo’ fare anche senza riforme normative e “l’Anac intende usare tutte le leve a sua disposizione in questa direzione”. Le indicazioni inviate alle stazioni appaltanti, ossia ai centri di spesa della P.A. che bandiscono le gare per forniture e lavori pubblici, e pubblicate sul sito dell’Autorita’, riguardano sia i requisiti di capacita’ economica e finanziaria che di capacita’ tecnica. Il fatturato minimo annuo e’ uno degli elementi che possono essere richiesti dai bandi per valutare l’affidabilita’ di chi stipula un contratto con la pubblica amministrazione, la legge prevede che debba essere fino al doppio dell’importo a base d’asta, e questo potrebbe mettere in difficolta’ le imprese sugli appalti di una certa entita’.

L’Anac suggerisce quindi di abbassare la soglia e, ad esempio, di valutarlo nell’arco del triennio precedente. Stesso discorso per i servizi erogati: i bandi potranno prendere in considerazione “la prova relativa a forniture o a servizi forniti, o effettuati piu’ di tre anni prima”. Si tratta di indicazioni che vanno nella direzione della flessibilita’, senza ricorrere al congelamento del Codice degli Appalti, che vede contraria l’Anac, che ritiene opportuna, piuttosto, una revisione. Un colpo di spugna e’ invocato invece dalla Lega, che ha presentato un progetto per la sospensione del Codice fino al 2026, l’arco temporale del Recovery Plan. “Serve una riforma radicale”, ha detto oggi Matteo Salvini o “non si spende neanche un euro di questi 200 miliardi”. La strada imboccata dal governo va nella direzione della semplificazione, come ribadito dal ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, che ha istituito un apposito tavolo, e nei giorni scorsi ha aperto alla possibilita’ di modifiche, senza arrivare alla sospensione. 

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