Altro che risparmio su taglio parlamentari. Il giallo sullo stipendio “decurtato” agli assenti. Tutte le zone d’ombra su indennità e rimborsi

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di Benedetta Baiocchi – Se lavori sei pagato. Se sei presente in aula e commissione, se sei parlamentare, non subisci decurtazioni. Ma calcolare quante penalità vengono calcolate, indovinate un po’ è un alquanto fumoso…

Ha tentato di fare due conti la Fondazione Openpolis, ma non c’è stato niente da fare.

“Oggi – spiega – non esistono dati certi sugli emolumenti di ciascun parlamentare.

Quello che viene comunemente definito come lo “stipendio” del parlamentare è in realtà la somma di importi di natura ed entità diverse. A grandi linee abbiamo: l’indennità vera e propria, l’indennità di funzione, la diaria per le spese di soggiorno a Roma, i rimborsi per l’attività politica sul territorio e altre spese (trasporti, telefono ecc.). Su tutti questi importi, gli elettori hanno diritto di avere la massima trasparenza“.

Eppure mancano all’appello cifre e dati.

Le regole dicono che chi manca a oltre il 30% di votazioni in un giorno perde una parte della diaria. Ma, precisa Openpolis, “Oggi purtroppo non abbiamo un riepilogo puntuale di quanto ogni singolo eletto riceve alla luce della sua attività in parlamento“. Basterebbe semplicemente pubblicare le decurtazioni legate alle assenze. Perché non si riesce a rintracciare questo dato?

Si sa che alla Camera la diaria (pari a circa 3.500 euro al mese) viene tagliata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza. A cui si possono aggiungere fino a 500 euro mensili in caso di assenza in commissioni e giunte. Anche al senato sono previste decurtazioni analoghe, sebbene in misura non specificata sul sito, prosegue Openpolis.

Ma ecco l’inghippo. “Questo tipo di “penalità”, per come sono state disciplinate, si prestano ad abusi, dato che un parlamentare che partecipa ad almeno il 30% delle votazioni in aula viene comunque considerato presente. A questo si aggiunga che, allo stato attuale, monitorare in modo puntuale le presenze e assenze in giunte e commissioni è impossibile.

Da quello che possiamo ricostruire attraverso i dati sulle votazioni elettroniche in aula (gli unici effettivamente monitorabili) le assenze restano un fenomeno ancora piuttosto consistente”.

E in effetti ci sono 132 parlamentari che sono presenti a meno del 50% delle votazioni.

In questa legislatura, 105 deputati e 27 senatori erano assenti oppure in missione a un voto in aula su 2. Ma “cosa sappiamo sulle penalità effettive a carico di chi non assolve alla funzione per cui è stato eletto?”.

In altre parole, allo stato attuale “non è possibile distinguere le assenze ingiustificate da quelle giustificate (come quelle per motivi di salute). Ed è molto difficile per i cittadini verificare i possibili abusi nell’utilizzo delle “missioni”.

Insomma, abbiamo tagliato il numero di parlame”ntari, ma dire che il Parlamento sia un palazzo di vetro è altra cosa. Manca un riepilogo effettivo, per ogni componente, del trattamento ricevuto da ciascuna voce. A partire dai vari rimborsi, in particolare quelli per le “spese per l’esercizio del mandato”. In questa categoria rientrano, ad esempio, anche i soldi per pagare i collaboratori. Si tratta di 3.690 euro alla camera, di cui la metà devono essere documentate, l’altra metà invece viene restituita forfetariamente. Oppure le spese telefoniche: 1.200 euro annui rimborsati a forfait”.

E non è dato sapere anche sulle entrare dettagliate di Presidenti, vicepresidenti, questori, segretari: “chi svolge questi ruoli riceve, oltre all’indennità parlamentare, una indennità di funzione. Ma l’entità in dettaglio, per ciascun membro, di spese e benefit connessi con queste cariche resta fuori dalle possibilità di controllo dell’opinione pubblica”.

Tutto chiaro, anzi no.

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