46 milioni per la Guardia costiera libica. Come sono stati spesi? Interrogazione di Palazzotto (Leu)

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 “Insieme ad ASGI Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione e ad ARCI, la giornalista Sara Creta denuncia la grave mancanza di trasparenza del programma “Supporto alla gestione integrata dei confini e dei flussi migratori in Libia” – IBM Integrated Border Management. Il finanziamento, approvato nel 2017 dalla Commissione Europea e avviato insieme all’Italia, ha stanziato 46 milioni di euro per il rafforzamento delle autorita’ libiche nella gestione dei confini terrestri e marittimi con l’obiettivo, tra gli altri, di intercettare e catturare in mare migranti e rifugiati nel Mediterraneo centrale. Le attivita’ comprendono la fornitura di equipaggiamenti e il finanziamento ad un Paese che da anni continua a macchiarsi, per mano della cosiddetta Guardia Costiera libica, di gravi violazioni dei diritti umani. E di questi 46 milioni di euro allocati, a settembre 2020 ne risulterebbero impiegati poco piu’ di sei. Quali sono esattamente le autorita’ libiche che stanno ricevendo questi fondi? Esiste un piano di spesa per la parte rimanente gia’ stanziata? E quali sono nel dettaglio i provvedimenti di spesa effettuati? Ho presentato un’interrogazione al Ministero dell’Interno e al Ministero degli Affari Esteri sollecitandoli a rispondere con urgenza a questi quesiti”.

Lo dice in una nota il deputato di LeU Erasmo Palazzotto. “L’utilizzo prevede inoltre – aggiunge – percorsi di formazione rivolti ai libici. E’ il caso del corso tenuto dalla nostra Guardia di Finanza lo scorso dicembre a Gaeta e rivolto a 24 agenti della forza navale libica, corso al termine del quale apprendiamo da alcuni media che uno degli ufficiali si e’ reso irreperibile rimanendo su territorio nazionale. Questo programma rientra nel consolidato approccio di delega ed esternalizzazione di gestione delle frontiere che di fatto promuove politiche di contenimento dei flussi migratori permettendo di catturare e rinchiudere uomini, donne e bambini nei lager di un Paese non sicuro. Una scelta colpevole e disumana, distante dalle responsabilita’, che l’Italia e gli Stati membri hanno, di garantire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone in movimento e la tutela delle loro vite”, conclude Palazzotto. 

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